Intervista a Nicolle: La lezione di felicità e accettazione
Intervista a Nicolle: La lezione di felicità e accettazione
In che modo Nicolle descrive il suo rapporto con la propria immagine fisica e cosa intende quando dice di sentirsi “completa” pur definendosi “senza un pezzo”?
Ad oggi mi sento completamente a mio agio nel mio corpo e non ho la sensazione che mi manchi qualcosa. Anzi, col tempo ho capito che proprio grazie a quello che ho vissuto (l’incidente) ho sviluppato aspetti del mio carattere molto profondi, come la sensibilità, l’empatia e l’altruismo. Sono qualità che sento strettamente legate al mio percorso di vita. Forse, senza quell’esperienza, oggi non sarei la persona che sono. Ed è proprio per questo che, anche se agli occhi delle persone posso essere vista ‘senza un pezzo’, in realtà mi sento estremamente completa.
Quali sono state le sfide quotidiane più significative che Nicolle ha dovuto affrontare nel suo percorso di crescita e come le ha superate?
Le sfide più grandi, senza dubbio, sono state le barriere sociali. Viviamo in un’epoca in cui l’aspetto fisico, soprattutto per una ragazza, viene ancora considerato fondamentale. I social, da un lato, possono essere strumenti utili per informare e diffondere messaggi positivi, ma quando si parla di bellezza possono diventare molto duri e creare standard irraggiungibili.
Per molto tempo ho sentito il peso dello sguardo degli altri. È stato uno degli ostacoli più difficili da affrontare. Crescendo, però, ho capito che la mia vita poteva essere davvero piena e bella nel momento in cui avessi iniziato a mostrarmi per ciò che sono, senza paura. Ho smesso di preoccuparmi del fatto che le persone mi guardassero per ciò che mi manca e ho iniziato a concentrarmi su ciò che posso essere: una persona felice, autentica e capace di dare il meglio di sé. Questo cambiamento di prospettiva è stato fondamentale per superare le difficoltà.
Quale ruolo ha avuto l’attività fisica (e nello specifico la danza o l’atletica) nella costruzione della sua autostima e nella percezione delle sue capacità?
Lo sport ha avuto un ruolo fondamentale nella costruzione della mia autostima e nel modo in cui ho imparato a percepire le mie capacità. Sono fortunata a vivere in Trentino, dove la montagna e l’attività fisica fanno parte della vita di tutti i giorni. Ricordo chiaramente quando un professore mi disse che non avrei mai potuto arrampicare con una mano.
Quelle parole, invece di fermarmi, sono diventate una sfida con me stessa. Ho imparato a farlo comunque, trovando un modo tutto mio per farlo. La montagna mi ha insegnato qualcosa di davvero grande: gli ostacoli esistono per tutti, ma non esiste un solo modo per superarli. Ognuno trova il proprio. C’è chi arrampica con due mani, chi con una gamba sola, chi senza vedere… ma tutti, in modi diversi, possono arrivare in cima. E quando ci arrivi, capisci che la vera forza non è il non avere limiti, ma il riuscire a superarli trovando la tua strada.
Secondo l’articolo, in che modo la storia di Nicolle sfida i canoni estetici tradizionali e i pregiudizi sulla disabilità nella società odierna?
La mia storia, in un certo senso, sfida l’idea tradizionale di bellezza e i pregiudizi legati alla disabilità perché mostra che il valore di una persona non può essere ridotto all’aspetto fisico o a ciò che manca. Spesso la società, come dicevo, tende ancora a collegare la bellezza alla perfezione estetica e la disabilità a un limite. Io invece credo che la mia esperienza dimostri il contrario: si può vivere una vita piena, attiva e soddisfacente anche partendo da una condizione diversa da quella considerata ‘normale’.
Ad oggi, l’essere senza un pezzo non mi fa sentire diversa, ma unica. E cosa c’è di più bello che essere unici?
Spero che la mia storia, insieme a quella di tante altre persone che hanno vissuto percorsi di resilienza e forza, possa un giorno diventare fonte di ispirazione e di valore per gli altri. Mi piacerebbe che questi esempi avessero più spazio rispetto ai messaggi che spesso vediamo sui social, dove passano l’idea che per essere accettati si debba essere alti, magri, biondi, con gli occhi azzurri… seguendo standard imposti, ma da chi poi?
Credo che sia importante iniziare a dare più voce alla realtà delle persone, perché è lì che si trova la vera bellezza e la vera forza. C’è chi ha i capelli rossi, chi castani, chi ha il naso a patata, chi alla francese, chi è alto, chi è un po più basso, chi è muscoloso, chi ha un po di pancetta.. non è forse la diversità che in realtà ci accomuna tutti?
Basandoti sul racconto, quanto conta l’atteggiamento mentale rispetto alle circostanze esterne nel raggiungimento della serenità che Nicolle dimostra di avere?
Un giorno ho letto una frase che è diventata quasi il mio mantra: la vita è il 20% ciò che ti accade e l’80% come reagisci. Avrei potuto restare chiusa in casa, sul divano, a pensare a tutto ciò che avrei potuto fare con due mani. Invece ho scelto di uscire e di provare a scoprire cosa potevo fare con una sola.
Ho capito che nessuno può portarci alla felicità. Certo, si può essere fortunati e avere accanto persone che ci accompagnano in questo percorso, ma la ricerca della felicità è qualcosa di personale: solo noi possiamo davvero sceglierla e viverla. Alla fine siamo noi a decidere cosa ci rende felici e come vogliamo affrontare la nostra vita
Intervista a Nicolle: La lezione di felicità e accettazione
Redazione The Digital Moon
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