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Intervista ad Eleonora Rossi: Calcio e riflessione

Intervista ad Eleonora Rossi: Calcio e riflessione


Il tuo percorso formativo in Comunicazione Digitale all’Università di Pavia ha influenzato il modo in cui racconti lo sport. In che modo la tua formazione accademica ti ha aiutato a costruire uno sguardo giornalistico critico e attento ai valori umani?

Studiare è sempre arricchente: dove c’è cultura non c’è mai una perdita di tempo. Imparare qualcosa aiuta a tenere il cervello sempre attivo. Non direi però che l’università abbia costruito il mio sguardo giornalistico critico e attento ai valori umani.

Sono orgogliosa delle mie lauree, ma il giornalismo non si impara sui libri. Il codice etico è fondamentale — la Carta di Firenze, per esempio, è una delle mie preferite — ma ciò che davvero forma un giornalista è il campo: fiutare la notizia, osservare gesti e linguaggio non verbale, vivere l’esperienza diretta.


Con “Rossi Var” hai affrontato temi etici e sociali legati al calcio. Quali sono state le reazioni più significative da parte del pubblico e come pensi che il giornalismo sportivo possa contribuire a un cambiamento culturale nel rapporto tra sport e società?

Rossi Var è stato un capitolo fondamentale della mia esperienza professionale: una palestra incredibile e anche una grande responsabilità, soprattutto considerando l’età che avevo. Ideare, scrivere e condurre un programma è un vero allenamento, e il pubblico lo ha apprezzato. Alcune persone che seguivano il programma mi scrivono ancora, e commentiamo sorridendo le puntate della seconda edizione, che in soli 9 mesi di produzione sono state 70.

Il giornalismo sportivo, come il giornalismo in generale, se fatto bene è essenziale. Essere giornalista significa prendersi cura della notizia, e già farlo bene può contribuire a un cambiamento culturale nel rapporto tra sport e società. È una responsabilità importante, ma anche incredibilmente stimolante.


    Sei da sempre impegnata nella promozione del calcio femminile e della parità di genere nello sport. Quali passi concreti ritieni essenziali per migliorare la rappresentazione e le opportunità per le donne nel mondo del calcio e dei media sportivi?

    Per migliorare la rappresentazione e le opportunità delle donne nel calcio e nei media sportivi servono passi concreti: investimenti reali nelle infrastrutture e nelle squadre femminili, maggiore visibilità nei media tradizionali e digitali, e programmi educativi che incoraggino la partecipazione fin dall’infanzia. È fondamentale anche formare giornalisti e operatori sportivi sensibili al tema della parità di genere, affinché il racconto sportivo diventi uno strumento di inclusione e non di stereotipi.

    Credo fermamente che quando non ci sorprende più qualcosa, significa che quel qualcosa è diventato normale: ed è esattamente questo il traguardo che dobbiamo raggiungere per le donne nello sport.


    Il tuo stile giornalistico è spesso descritto come diretto e riflessivo. Quali valori o convinzioni personali guidano il tuo modo di raccontare le storie sportive, soprattutto quando si tratta di temi difficili come il razzismo o la disparità di genere?

    Arrivare al dunque. In modo chiaro, istantaneo, qualcosa che rimanga. Tengo sempre a mente che dall’altra parte c’è qualcuno che mi sta dedicando il suo tempo, e mi chiedo: perché dovrebbe ascoltare la mia intervista?

    Il mio stile nasce dalla convinzione che verità ed empatia debbano andare di pari passo. Racconto le storie sportive in modo chiaro e onesto, senza paura di affrontare temi complessi come razzismo, disuguaglianze o discriminazioni di genere. Il giornalismo deve informare, ma anche stimolare riflessione e responsabilità: dare voce a chi non ne ha, far emergere valori positivi e contribuire a un dialogo rispettoso e inclusivo nel mondo dello sport.


    Intervista ad Eleonora Rossi: Calcio e riflessione

    Redazione The Digital Moon

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