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Intervista a Riccardo Vassalli: Il calcio come linguaggio quotidiano

Intervista a Riccardo Vassalli: Il calcio come linguaggio quotidiano


Essere il terzo di tre gemelli ha influenzato il tuo modo di lavorare in squadra, oggi che ti muovi tra redazioni, studi radiofonici e spogliatoi?

Il concetto di lavoro di squadra mi ha sempre accompagnato fin da bambino. L’essere cresciuto al fianco dei miei gemelli e di una sorella più grande ha sicuramente aiutato a farmi comprendere rapidamente che l’unione fa la forza e che lo “spogliatoio”, così come casa, hanno un forte valore affettivo. La radio e la tele la faccio in coppia con Luca Ventura, che oltre a essere un vero amico è anche un professionista affermato. Anche in questo caso, il concetto di collegialità ha sicuramente il suo peso.


Dal 2018 a oggi Laborsport.com prima e Calcio ticinese poi sono diventati un punto di riferimento: che vuoto volevi colmare all’inizio e come è cambiata la tua visione editoriale nel tempo?

Mi sono avvicinato al calcio regionale grazie a Davide Perego, fondatore di Chalcio. Sognavo un giorno di scrivere su giornali e riviste come faceva mio papà. Ho così unito due passioni. Dopo un’esperienza professionale deludente, ma profondamente formativa, sentivo che era arrivato il momento di dare sfogo alla vocina dentro di me che diceva di tornare ad occuparmi di calcio regionale.

L’interesse verso il mondo dei dilettanti non è mai mancato e questo ha reso gli inizi di Laborsport più “semplici”. Da qualche anno, Laborsport è diventato “Calcio Ticinese”, grazie alla passione e alla visione dell’editore Sacha Cattelan, che ha impiegato energie e risorse per rendere tutto più professionale possibile. Con Sacha abbiamo sempre portato avanti la linea editoriale di essere il più semplici e diretti possibili, concentrandoci sul portare l’informazione in mano agli appassionati.


Radio e televisione richiedono ritmi e linguaggi diversi: cosa ti dà Doppio Passo su Radio 3i che non trovi in Fótball su TeleTicino (e viceversa)?

È vero, servono linguaggi e stili diversi. Ho la fortuna di lavorare ad entrambi con Luca, da cui cerco sempre di imparare qualcosa di nuovo. La radio mi e ci permette di dare anche più all’improvvisazione e a un pizzico di “leggerezza” in più. A Football, invece, entriamo in prima serata nelle case delle persone e quindi vi è sempre l’adrenalina di dover sempre fare e dire la cosa giusta al momento giusto.

In televisione, cerchiamo anche di abbracciare altri argomenti non per forza legati al calcio.


Racconti il calcio ma lo vivi anche in prima persona come direttore sportivo di Morbio e Riva: quanto è difficile tenere separati il giornalista e l’uomo di campo?

Inizialmente pensavo fosse più difficile. Devo dire, però, che con il tempo ho trovato i giusti confini da non oltrepassare. Anzi, le mie squadre sono spesso “penalizzate” a livello di visibilità sui miei canali proprio per essere il più professionale possibile.

Le due cose possono quindi andare di pari passo senza inficiare sul buon operato di una o dall’altra cosa.


Guardando al futuro, ti senti più vicino all’evoluzione del calcio ticinese sul territorio o a nuove forme di racconto sportivo nei media?

Nel 2026 è impensabile fare informazione trascurando i nuovi canali come Whatsapp, Instagram, Facebook e compagnia. È cambiato anche il modo in cui i lettori usufruiscono delle notizie. Pur essendo un nostalgico tradizionalista, riconosco che le nuove forme di racconto costruiscono il futuro e rimanere indietro costituirebbe uno svantaggio.


Intervista a Riccardo Vassalli: Il calcio come linguaggio quotidiano

Redazione The Digital Moon

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