Intervista a Giada: Quando la voce diventa uno strumento di lavoro
Intervista a Giada: Quando la voce diventa uno strumento di lavoro
La tua voce è diventata strumento di lavoro, arte ed espressione: quando hai capito che sarebbe stata il tuo filo conduttore nella vita?
Non so quando l’ho capito… mi sembra non sia mai abbastanza, di ancora dover raggiungere il traguardo che già da piccolina sentivo di avere dentro. Il primo mestiere che volli fare fu la cantante! Ricordo che la gente mi guardava come si guardano i bambini con sogni impossibili… forse è per quello che credetti di aver bisogno di un’idea più realista. Non ci misi molti anni: un giorno guardando “miss daughter fire” ebbi l’illuminazione.
Nelle prime scene del film si vede che il protagonista è un doppiatore e io mi riscossi dicendomi “certo, i cartoni animati sono dei disegni e quindi serve che qualcuno presti loro la voce! Penso che mi piacerebbe alzarmi la mattina per andare a dar voce ai cartoni animati!” ed ero ancora così piccola da credere che in tutto il mondo si parlasse italiano… Quindi in definitiva non è una cosa che ho capito, ma che da sempre semplicemente vuole essere.
Tra radio, podcast, campagne istituzionali e documentari, quale progetto ti ha emozionata di più e perché?
A emozionarmi di più tanto da ricordarlo come il giorno più felice della mia vita è il ricordo di quando sono stata convocata per doppiare un reality Svizzero. Mi sono stati affidati 7 piccoli ruoli e ho passato l’intera giornata in mezzo a dei professionisti, tutti in gamba e tutti dinamici; divertendomi tanto quando toccava a me. Affianco a questo ricordo ormai lontano, uno più recente: a marzo di quest’anno sono andata a un concerto a Milano, avevo già incontrato una volta il cantante della band.
Mi ha fatto salire sul palco con loro a improvvisare dei vocalizzi sulla canzone che stavano suonando. Poi in chiusura mi ha nuovamente chiamata chiedendomi di cantare la mia canzone sacra (definisco così “TuSabes” il mio primo edito). Il motivo è semplice: un artista che ancora non potevo considerare amico ha deciso di darmi spazio del tutto inaspettato e la bellezza del momento non si può descrivere a posteriori.
Sei cantautrice, ma anche esploratrice del mondo dell’olismo: in che modo la meditazione, lo yoga e le costellazioni familiari influenzano il tuo canto?
Lo fanno in maniera preponderante: canto di crescita personale, canto per aiutarmi nel superare le sfide di questo nostro stare al mondo. Ogni disciplina citata ha insito un filo conduttore che le unisce tutte l’una all’altra, divenendo fondamentali del benessere, strumenti che mi fanno stare bene e che sento il bisogno di divulgare per permettere anche ad altri di accedere alle proprie risorse interiori. Tutte le pratiche che utilizzo nella mia vita costituiscono quindi il mio stesso sapere dell’esistenza, scrivendo è inevitabile attingervi.
La tua casa è popolata da animali e piccole creature: pensi che il loro silenzio o la loro presenza discreta abbia un ruolo nel tuo rapporto con la voce e la creatività?
No. Ma una delle gatte è particolarmente sensibile alle note acute, per cui in alcune canzoni si unisce a me cercando di capire probabilmente se la mia sia una richiesta di compagnia o cosa. Come detto, per le mie canzoni faccio più che altro riferimento alle questioni prettamente di evoluzione umana.
Guardando al futuro, quale nuova dimensione della voce o del canto vorresti esplorare per continuare a crescere?
Sempre più desidero che la mia voce e le mie canzoni siano musica medicina. Non solo sono curiosa di imparare tecniche come il canto degli armonici, ma vorrei da sempre trovare il modo di curare con la voce, quindi lavorare sul suono proprio come frequenza e non solo sul senso vibrazionale delle parole.
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Redazione The Digital Moon
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