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Intervista a Carmela Vergura: lo sport come stile di vita

Intervista a Carmela Vergura: lo sport come stile di vita


Carmela non sta mai ferma. Insegna, corre, scala montagne, organizza gare e coinvolge chiunque incroci nel suo cammino. A 62 anni sprigiona energia da vulcano e ha un unico mantra: “Non smettere mai di muoverti, di sognare e di volare.” Tra palestra, corsa e montagne, racconta come lo sport possa diventare stile di vita, insegnamento e gioia pura.

Carmela, chi sei oggi?
«Sono un’insegnante, un’allenatrice e una sportiva che non riesce a stare ferma. La corsa è il mio filo conduttore, ma nella mia vita ho praticato tantissime discipline: atletica, ciclismo, sci di fondo, nuoto. Oggi, a 62 anni compiuti, mi piace trasmettere la mia esperienza a chi vuole scoprire lo sport come stile di vita, non solo come competizione.»

Come sei arrivata a vivere lo sport in modo così completo — dall’insegnamento alla palestra fino alle gare in montagna?
«È stato un percorso naturale. Ho iniziato per passione, sin da bambina, con i Giochi della Gioventù nella mia regione, la Puglia. Poi ho capito che lo sport poteva diventare anche un lavoro, una missione: insegnare ai ragazzi, motivare gli adulti, aiutare chi vuole migliorarsi. Le gare in montagna — con gli sci, a piedi, in bici da corsa e MTB — sono state per me il modo più autentico di vivere il movimento: natura, fatica, silenzio e libertà.»


L’importanza di muoversi a ogni età

Cosa significa per te oggi, a sessant’anni, continuare a insegnare e allenarti con tanta energia?
«Significa dare il buon esempio. Lo sport non è un privilegio dei giovani, è una risorsa per tutti. Muoversi ogni giorno mi aiuta a restare lucida, a sentirmi viva e a trasmettere positività. Quando i miei alunni o gli atleti che alleno mi vedono correre sempre entusiasta, capiscono che l’età non è un limite, ma una motivazione in più.»

“A sessant’anni non mi fermo: il corpo va allenato, la mente va nutrita. Correre è il mio modo di restare giovane.”

Come vivono oggi i ragazzi il corpo, lo sport, il movimento? Quali sono le sfide più grandi?
«I ragazzi di oggi sono veloci con la tecnologia, ma spesso lenti nel movimento. Passano troppo tempo seduti davanti a uno schermo, si annoiano e rischiano di vedere il corpo solo come un’immagine, non come uno strumento per vivere e sentirsi bene. La sfida più grande è far loro riscoprire il piacere del movimento: il gioco, la corsa, il sudore. Quando ci riesco, li vedo sorridere.»

E gli adulti o over 50 che segui?
«La motivazione cambia da persona a persona, ma c’è un filo comune: la voglia di sentirsi meglio, più forte e più viva. Per molti, il movimento non è solo allenamento fisico, ma energia mentale, socializzazione e benessere quotidiano. La soddisfazione più grande è vederli superare le proprie paure e limiti, riscoprendo la gioia di prendersi cura di sé.»


La montagna come sfida interiore

Hai appena organizzato il Vertical del Monte Bianco: com’è nata questa avventura?
«L’idea è partita dalla mia passione per la montagna e le sfide verticali, ma anche dalla voglia di condividere questa passione con altri runner. Volevamo offrire non solo una gara, ma un’esperienza autentica, dove competizione e rispetto per la natura si incontrano. È impegnativo, ma vedere i partecipanti affrontare la salita con determinazione è incredibile. È il vertical più spettacolare al mondo.»

Cosa ha di speciale la montagna?
«La montagna è un maestro silenzioso: ti insegna pazienza, rispetto e ascolto di te stessa. Ogni salita ti mette di fronte ai tuoi limiti e ti spinge a superarli, ma sempre con consapevolezza. Correre o camminare tra le vette regala sensazioni uniche: la fatica si trasforma in concentrazione, il panorama ti ricorda quanto sia grande il mondo e quanto siano preziosi i piccoli traguardi quotidiani. Ho molto rispetto della montagna: la temo quando il meteo non è favorevole e cerco sempre di ascoltarmi prima di avventurarmi.»

Che preparazione serve per affrontare una skyrace?
«Serve un allenamento completo: non basta correre in pianura. È fondamentale lavorare sul dislivello, sulla resistenza muscolare e sulla tecnica di salita e discesa. Anche il recupero attivo, lo stretching e l’alimentazione sono essenziali. Ho iniziato a correre le skyrace a 48 anni, e ogni gara è stata una bellissima sfida.»

Qual è l’errore più comune tra i principianti?
«Molti sottovalutano la montagna o partono troppo veloci. La montagna insegna a conoscere il proprio ritmo, a dosare le forze e a rispettare il percorso. Chi impara presto questi principi vive la skyrace o il trail running come un’esperienza autentica, non solo come prova fisica. Ritirarsi in gara non è mai una sconfitta.»


Passione, comunità e determinazione

Hai un gruppo sportivo molto unito: qual è il segreto?
«Semplice, ma potente: passione condivisa e rispetto reciproco. Ognuno porta la propria esperienza e insieme si cresce. Non si tratta solo di correre o gareggiare, ma di costruire fiducia, sostenersi nei momenti difficili e celebrare ogni piccolo traguardo. La community DREAM TEAM nasce quando lo sport diventa occasione di incontro, supporto e ispirazione.»

Un momento o una gara che ti ha lasciato un ricordo indelebile?
«Senza dubbio il TOR DES GÉANTS. Non è solo una gara: è un’avventura estrema che mette alla prova corpo, mente e spirito. Vedere chi affronta ogni chilometro con determinazione, freddo e stanchezza è qualcosa che resta dentro. È il simbolo di ciò che lo sport può insegnare: non arrendersi mai e condividere ogni successo con chi ti sta accanto.»

“Il TOR DES GÉANTS ti cambia: ti insegna a conoscere i tuoi limiti, ad amarli e a superarli, e ti ricorda che nessun traguardo è impossibile quando c’è passione e sostegno reciproco.”

Molte donne si scoraggiano dopo i 40, i 50 o con la menopausa. Tu cosa diresti loro?
«Non è mai troppo tardi per riscoprire il movimento e il piacere di prendersi cura di sé. Il corpo cambia, ma con attenzione e costanza ogni età ha le sue soddisfazioni. Correre, camminare, allenarsi non è solo salute fisica: è energia, autostima e gioia. Ogni passo è un piccolo trionfo.»

Un messaggio alla te stessa di 30 anni fa e a una ragazza di 20 oggi?
«Alla me stessa di 30 anni direi: non avere fretta, fidati del tuo percorso e goditi ogni passo. Alla ragazza di 20 anni direi: non temere la fatica, coltiva la tua passione e circondati di persone che ti sostengono. Lo sport insegna molto più di quanto immagini: ti prepara alla vita e ti regala forza e determinazione.»

“Ogni età ha la sua bellezza e il suo ritmo: non smettere mai di muoverti, di sognare e di volare.”

Alla fine, il messaggio di Carmela è chiaro: l’età non è un limite, ma un invito a scoprire nuovi traguardi. “Non smettere mai di muoverti, di sognare e di volare” non è solo uno slogan: è uno stile di vita che ispira chiunque voglia vivere pienamente, con entusiasmo, passione e rispetto per se stessi e per la natura che ci circonda.

Con Carmela capisci subito che l’età è solo un numero e la passione non conosce limiti. “Non smettere mai di muoverti, di sognare e di volare” non è una frase: è un invito a vivere intensamente, a lanciarsi nelle sfide, a correre verso nuovi orizzonti senza paura. Con lei, anche un passo in più diventa una vittoria.

per seguirla: https://www.instagram.com/carmi_coach/


Intervista a Carmela Vergura: lo sport come stile di vita

MiaBlu

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Carmela, insegnante e sportiva instancabile, sorride davanti alla fotocamera, pronta a correre e affrontare nuove sfide