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WEDNESDAY: LA POETICA DI BURTON NELL’ERA TV-SERIES

WEDNESDAY: LA POETICA DI BURTON NELL’ERA TV-SERIES

WEDNESDAY E’ LA CONFERMA DI UN DECLINO: ASCESA E CADUTA DI TIM BURTON

(LA POETICA DI TIM BURTON HA ANCORA UN SENSO OGGI, NELL’ERA SMARTPHONES E TV-SERIES ? DOV’E’ FINITO IL SUO MORDENTE?)

Questa è, a grandi linee, la domanda che mi sono posto per tutta la durata della serie tv Netflix, firmata dal grande Tim Burton. Da poco rientrata nel circuito della piattaforma più seguita con una seconda stagione, molto pubblicizzata. Gli spot li hanno introdotti perfino sui canali più classici della televisione (Mediaset e Rai), con una serie di aforismi cinici quanto divertenti che appaiono al fianco della giovane gotich girl che oggi ha il volto di miss Ortega.

Il regista statunitense ha avuto l’elogio critico e l’apice della fama negli anni 90, quando presentò al grande pubblico una personale poetica dark-romance. Genere che si era spento nei decenni precedenti. Burton era molto giovane, un trentenne dal look dark, stile Robert Smith (frontman dei THE CURE): capelli neri scompigliati, occhi tristi, viso pallido e una gran voglia di “riesumare” un linguaggio artistico non più in voga. I suoi riferimenti erano palesi: il cinema espressionista tedesco (Il gabinetto del dottor Caligari) e i suoi discepoli come Eraserhead di David Lynch. Pioniere del movimento Goth che esplose negli ’80, radunando “emotivi anonimi” accomunati dal vestiario – a volte ai limiti del BDSM-, arte dai toni grotteschi, film con atmosfere lugubri, ironia nera, e tanto romanticismo legato alla morte… nel senso più lugubre.

I PERSONAGGI DI BURTON

Tim ha da sempre disegnato, me lo immagino adolescente chiuso nella sua stanz. Pareti ricolme di poster con immagini di band dark-wave, lui timido che, al posto di giocare al campetto coi suoi coetanei preferisce emarginarsi. Souxie e Joy Division nel mangiacassette, borchie e jeans neri aderenti, e il capo chino su fogli da acquerello.

Il suo immaginario riprodotto con inchiostro e colori (pochissimi colori) aveva protagonista una serie di ambigui personaggi dagli occhi giganteschi, fisici filiformi, cuori emotivi e sguardi tristi rivolti a luoghi sinistri. Cimiteri, villaggi sperduti tra boschi dagli alberi costantemente privi di foglie, rose appassite, scheletri e zombie. Tuttavia il richiamo a uno stile fanciullesco e fiabesco hanno resto queste visioni, riportate in tavole, molto più inclini alla dolcezza che all’horror. Questi specchi del suo io e gli scenari fantasticati, Burton li ha poi resi vivi portandoli sul grande schermo (Nightmare Before Christmas, The Corpse Bride, Frankenweeney) attraverso il suo inconfondibile stop-motion. Insomma ha fatto di loro degli antieroi di fiabe, adatti non solo ad adolescenti, ma anche a un pubblico più piccolo.

IL SUCCESSO

Questi singolari cartoon diedero a quel giovane timido e introverso, perso fra le nuvole -minaccianti pioggia- il trono da regista dove sovrano immortalava su pellicole i suoi gotici sogni visionari. In quel mondo vivevano grotteschi pupazzi cuciti in tela, poi in seguito, con l’avanzare della tecnologia, realizzati in computer grafica. Mondi abitati da dei veri freaks, coccoloni, empatici e romantici, così da farsi amare anche dagli adulti. Perché dietro quell’aspetto inquietante, quei volti cianotici scheletriti, si nascondeva la profondità emotiva che le storie di cui erano protagonisti riuscivano ad ammaliare i cuori di tutti noi.

IL GIOVANE TIM

Oltre alla passione per il fumetto, per la letteratura gotica (E. A. Poe su tutti) e quindi la scrittura, il suo talento si accostava perfettamente anche al cinema live-action. Tutti ricordano il sodalizio con Johnny Depp, protagonista d’eccezione in quasi tutti i suoi film più acclamati. Da Edward Mani di Forbice a Sweeny Todd, passando per Ichabod Crane, il poliziotto ingaggiato per scovare chi ci fosse dietro all’inquietante serie di omicidi nello sperduto villaggio di Sleepy Hollow. A detta dei paesani si trattava di un cavaliere senza testa che, tornando dall’inferno, andava in giro per i boschi adiacenti il villaggio in cerca di vittime alle quali mozzare la testa e requisirla in segno di trofeo. Personalmente ritengo Sleepy Hollow il vero capolavoro di Burton, l’acme delle atmosfere gotiche, più spinta verso l’horror senza rinunciare al dark humour. E chi meglio di Johnny Depp, capace di essere divertentissimo, avrebbe potuto far ridere il pubblico tra teste volanti, cimiteri, streghe, e sinistre musiche composte da Danny Elfmann?

TIM ADULTO

Gli anni passano anche per chi vive tra le nuvole e, vittima della sindrome di Peter Pan, si imbatte impreparato nella realtà del mondo crudele. Quella realtà tanto nemica e continuamente sfuggita attraverso disegni, film, e look grotteschi, la stessa che prima o poi però, bussa alle porte di chiunque, anche agli esterni adolescenti introversi.

Un accenno di declino avvenne con la trasposizione live-action del film Disney Alice in Wonderland, una rappresentazione visiva molto accattivante, colori sgargianti e personaggi strambi. Ricordiamo su tutti la regina di cuori (nella vita reale era all’epoca moglie del regista) spietata e comica, il cappellaio matto e lo stregatto. Eppure, con tutto il materiale a disposizione, ossia una favola ai limiti del trauma infantile (scritta dal folle Lewis Carroll), Burton ne crea una rivisitazione inaspettata. Quel mistero, quella pazzia disarmante che aleggia in tutto il Paese delle Meraviglie, sparisce dando spazio a una trama smielata. Addirittura ci viene mostrata un’improponibile storia d’amore tra Alice e il cappellaio Matto, per concludersi con un finale da fantasy epico. Vediamo la giovane combattere contro un drago a colpi di spada. Alice contro i draghi? Alice infatuata del folle cappellaio? Tim… tutto ok? E arriviamo a oggi, se già il declino del regista iniziava a non frenare, alimentato da altri film meno potenti come Miss Peregrine o Dark Shadows che messi a confronto con Sweeney Todd o BeetleJuice paiono diretti da altri registi, che ne sarà di Tim Burton sul piccolo schermo? WEDNESDAY: LA POETICA DI BURTON NELL’ERA TV-SERIES SARA’ UNA RINASCITA? O UN ACCELERATORE VERSO LA FINE?

WEDNESDAY

Come ormai la maggior parte di attori e registi, anche Burton non è rimasto immune al travolgimento dei serial tv. Un tempo erano prodotti di serie C, li chiamavano Telefilm all’epoca di Sleepy Hollow (1999). Oggi le serie tv sono diventate invece una nuova forma d’arte, o una sfumatura della settima.

MA LA POETICA DI BURTON NELL’ERA TV-SERIES, HA DAVVERO UN SENSO? Vediamo…

Dunque, con cosa esordisce il nostro oscuro omino dal look funereo? Con una rivisitazione di un classico che incarna appieno il suo stile gotico e cinico, forse meno malinconico e più umoristico, ma sicuramente una graphic novel che gli calza a pennello. Parlo della Famiglia Addams, già portata sul piccolo e grande schermo diverse volte, e resa famosa dai due capitoli cinematografici firmati Barry Sonnenfield. Per quelli che all’epoca dell’uscita nei cinema hanno oggi la mia età (35-40 anni), il dittico di Sonnenfield credo resti irraggiungibile, o per lo meno per me soggettivamente è così. Se penso agli Addams e a Mercoledì in particolare, immediatamente mi saltano in mente le scene grottesche e irresistibili con al centro il volto di Christina Ricci.

MERCOLEDÌ, CHRISTINA RICCI E LA GIOVANE ORTEGA

Nei bellissimi film di Sonnenfield, la piccola demoniaca Mercoledì Addams (Wednesday) era interpretata magistralmente dalla giovanissima Christina Ricci, per l’appunto, altra pupilla di Tim Burton. Divertente vederla oggi nella serie tv dedicata alla ragazzina oscura in veste di professoressa. Vedere le sequenze in cui interagiscono Wednesday versione Ortega e ex-Wednesday Ricci, seppur in ruoli diversi, è stata una scelta molto azzeccata.

MISS PEREGRINE 2 ?

La scenografia è la classica rappresentazione della fantasia burtoniana, le atmosfere alternano elementi dark ad arcobaleni quasi abbaglianti, insomma nulla di nuovo. Ed è giusto che sia così. Questo è il cinema di Tim Burton. Oscurità da letteratura gotica che coesiste con l’esagerazione coloratissima del mondo pseudo reale in cui “i reietti” come Mercoledì faticano a vivere. Qui nasce l’idea di creare una scuola per bambini speciali, dall’aspetto simile alla casa di Norman Bates (Psycho), che è costretta a convivere col villaggio nelle vicinanze. Ossia la classica anonima cittadina americana dove il pregiudizio, l’ignoranza e la reticenza nel dare il benvenuto a chi difficilmente è omologabile (esattamente tutti i membri della scuola) fa da scenografia e al contempo personaggio dalla “vincita facile” (-Tim- piace vincere facile?). I giovani hanno poteri particolari, chi è chiaroveggente, chi telecinetico, chi lupo mannaro, vampiro e abbiamo anche una versione maschile del mito di Medusa, un giovane timido con una chioma di serpenti sul capo che con uno sguardo pietrifica letteralmente le spasimanti.

Ma questi ragazzini speciali non vi ricordano vagamente qualcosa? Ad esempio un film proprio made in Burton production? Alludo a Miss Peregrine e la scuola per ragazzi speciali.

Insomma, non proprio una grande novità.

NEVERMORE ACADEMY vs HOGWARTS ?

Cosa non mi ha convinto? La trama in generale.

La Nevermore Academy è la scuola per reietti in cui studia Mercoledì, e oltre ai sopracitati elementi che la contraddistinguono è anche luogo di alcuni misteriosi delitti commessi da una strana creatura. La ragazzina diviene una goth Holmes in cerca di risposte, investigando episodio dopo episodio. E come contorno abbiamo gare sportive di giochi “strani”, visioni improvvise che colpiscono la testolina di Wednesday e le danno rivelazioni inaspettate, curiosi compagni di altri corsi e una piccola fantasmina.

Anche questo, non vi ricorda qualcosa? Mentre passavano le ore davanti agli episodi, io personalmente, rivedevo i corridoi di Hogwarts, i corsi di arti magiche, le gare sportive e il gioco con le scope volanti, casi misteriosi da risolvere, la piccola fantasma nella toilette ecc…

E non mi si venga a dire che Wednesday possa essere la risposta “goth” alla saga di Harry Potter perché mi scoppierebbe un embolo. Dal momento che sì, la serie di film di H.P. inizia abbastanza docile ed è più adatta a un pubblico di minori, tuttavia nel susseguirsi dei film la trama si fa sempre più adulta, le atmosfere sempre più oscure e gli eventi rasentano l’horror più gotico.

CONCLUSIONE E VALUTAZIONE

Che dire quindi? Prendi un personaggio da qua, aggiungi un po di elementi presi da lì, altri da là, mescoli il tutto e …voilat! Il prodotto ultra commerciale Netflix è pronto!

Poca, o proprio inesistente innovazione in tema di idee, pochissimi dettagli che fanno differire il soggetto da decine di altre teenager horror comedy, molto auto citazionismo (Miss Peregrine è stato quasi ridicolo come omaggio a se stesso), e tanto marketing.

Da settembre sulla piattaforma Netflix è presente l’intera seconda stagione, vediamo se il livello si è alzato di qualche punto… Perché per quanto mi riguarda, la prima stagione è abbastanza deludente

WEDNESDAY: LA POETICA DI BURTON NELL’ERA TV-SERIES

Dany Darko

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