Intervista a Cristiano Ruiu: Vivere il Milan in Prima Persona
Intervista a Cristiano Ruiu: Vivere il Milan in Prima Persona
Quali credi che potrebbero essere le motivazioni principali che forse porteranno Adriano Galliani a tornare al Milan, considerando anche la sua carriera e le esperienze pregresse?
Conoscendo bene Galliani diciamo che ci sono varie motivazioni. La prima è che, pur avendo 82 anni ha ancora un’enorme energia e una grande voglia, una forza da giovanissimo. Anche se ovviamente gli anni passano per tutti. Ma lui ha ancora voglia di mettersi in gioco e di lavorare. La motivazione più grande però è sicuramente l’amore smisurato che prova per il Milan, la passione per questi colori, per il gioiello della famiglia Berlusconi e l’amicizia che ancora lo lega in particolare a Silvio Berlusconi.
E secondo me qua si innesta anche la terza motivazione. Galliani e Berlusconi andarono via dal Milan con i tifosi che protestavano e accolsero in maniera per me incomprensibile già all’epoca, adesso a maggior ragione, la venuta della nuova proprietà. La storia ha poi regolato i suoi conti ma in maniera irriconoscente molti accolsero come dei salvatori della patria i cinesi, Fassone e Mirabelli. Credo che da parte di Galliani ci sia un po’ la voglia di chiudere i conti con quel periodo negativo. E portare al Milan la seconda stella. Perché quando iniziò l’epopea di Galliani e Berlusconi il Milan aveva 10 scudetti, vincerne altri 10 e conquistare la seconda stella sarebbe il coronamento perfetto del suo percorso e di quello del Milan Berlusconiano.
In che modo pensi che il ritorno di Adriano Galliani possa influenzare il gioco e la strategia complessiva del Milan nella prossima stagione?
Inutile dire che ne sarei felicissimo. Credo che Galliani sia il dirigente sportivo più conosciuto e apprezzato del mondo, se ci pensate non c’è un dirigente calcistico famoso come Galliani. Da quando lui non è più al centro del calcio italiano a livello di Lega, a livello politico, a livello di diritti televisivi c’è stato veramente un tracollo. Il ritorno di Galliani come manager di alto standing sarebbe importante non solo per il Milan ma per l’immagine del calcio italiano.
Galliani è un fuoriclasse dei dirigenti. È il Maradona dei dirigenti sportivi. Ecco, se il Milan prende il Maradona dei dirigenti sportivi e gli dice: “gioca da terzino”, compie l’ennesima follia. Spero che Galliani non accetti un ruolo di secondo piano perché se il Milan riprende Galliani è per fargli fare il Galliani.
Lui è sempre stato il plenipotenziario del Milan, colui che decideva tutto, il capo, il boss come lo definiva lo stesso ibrahimović. Quindi, se lui comanda in una gerarchia snella e in una catena decisionale efficace allora funziona. Galliani, Tare e Allegri bastano e avanzano per gestire bene il Milan.
Quindi se Galliani arriva e Scaroni, Cardinale, Furlani, Moncada, Ibrahimović spariscono tutti è perfetto. Invece se Galliani arriva in una posizione subordinata rispetto a Cardinale, Ibrahimović, Scaroni e Furlani allora secondo me è una follia. Lui è quello che ha più esperienza di tutti, è il più bravo di tutti anche perché gli altri hanno dimostrato di non essere all’altezza di quei ruoli, pertanto che lascino comandare Galliani da solo.
Se gli altri vogliono stare a fare le belle statuine va bene, anche se purtroppo gravano sui conti del Milan. Però che non facciano niente e non decidano niente e lascino fare tutto a Galliani. Viceversa sarebbe meglio rimuoverli e dare in mano a Galliani le chiavi della società con Tare come direttore sportivo e Allegri allenatore. Bastano e avanzano per provare a vincere la seconda stella.
Cosa è successo durante la disputa interna tra Barbara Berlusconi e Galliani, e qual è stato il coinvolgimento di Cristiano Ruiu in quel periodo?
L’episodio Pato Tevez era stato l’inizio della guerra interna tra Barbara e Galliani che ha portato grandissimi danni come è normale che sia, perché in una società dove comandano in due e uno vuole far fuori l’altro è inevitabile che si creino grossi problemi.
Quando il Milan perse in campionato con il Sassuolo, lei non vedeva l’ora di esonerare Allegri. Fu Barbara a prendersi la responsabilità dell’esonero, perché Allegri era visto come l’uomo di Galliani non come l’allenatore del Milan. Lei aveva tante idee, diciamo stravaganti. Commissionava un sacco di progetti al suo amico, lo strano architetto Fabio Novembre oppure mi ricordo quando assunse un marketing manager finlandese che avevano licenziato dalla Ferrari perché al Salone di Ginevra aveva presentato una Testarossa color verde pisello, ahahah. Il primo che le consentirono di portare avanti, sperando che non facesse tanti danni, fu l’acquisto della nuova sede. Per la prima volta nella storia del calcio lei voleva costruire la sede al Portello, sperando poi di edificarci accanto lo stadio.
Di solito si fa al contrario. Infatti puntualmente non riuscirono a fare lì il nuovo stadio. Anzi, il Milan vinse pure l’appalto ma poi non riuscì a dare seguito al progetto per limiti urbanistici. Dovette pure pagare la penale a Fondazione Fiera. Insomma, un flop clamoroso. Questa nuova mega sede, che poi è quella attuale, presa in affitto al posto di quella storica di via Turati, che invece era di proprietà del Milan. Il Milan vendette quella sede per andare in affitto in un edificio gigante in questo nuovo polo residenziale dove all’inizio le case a Milano costavano molto ma che poi non ha avuto l’appeal ipotizzato, anzi è rimasta una zona semi periferica. Quindi lei stipulò questa sorta di rent to buy con il riscatto già fissato nel 2019 a una cifra astronomica.
I costi per gestire questa nuova sede erano altrettanto folli e non portava niente a livello economico, ed era pure lontana da San Siro: un’operazione chiaramente sbagliata che addirittura vincolava il Milan a livello immobiliare con una spesa importante per gli anni successivi. Io ero venuto a conoscenza di tutti dati del flop di questa nuova sede e avevo scritto un’articolo. All’epoca collaboravo con il sito Spazio Milan che era un po’ in antitesi con Milan News. Pochi minuti dopo che era uscito l’articolo viene pubblicato un comunicato sul sito del Milan dove contestano tutto quello che ho scritto io e vengo minacciato di querela, sia io e sia Spazio Milan che ha dato spazio all’articolo.
Io ci rimango veramente molto male perchè ero stato diffidato e addirittura minacciato di querela per un articolo su cose vere e reali, mi sembrava un metodo di repressione un pochino fascista, per mettere a tacere un giornalista che comunque che stava facendo il proprio lavoro. Il giorno stesso mi chiamó anche Mauro Suma dicendomi che gli avevano chiesto di non farmi più partecipare alle trasmissioni di Milan Channel di cui lui era direttore e ci rimango anche lì molto male. Mi ricordo che già all’epoca lavoravo nel mondo dei casinò, mi trovavo a Campione d’Italia.
Ma vivendo ancora a Milano, era un lunedì, stavo tornando verso casa. Mi trovavo in macchina un po’ deluso, un po’ triste e ricevo una telefonata di Galliani. Mi dice: “Stia tranquillo, nessuno del Milan le farà nessuna causa e io mi interesserò personalmente affinché lei possa tornare a fare l’ospite a Milan Channel come è giusto che sia”. È stato di parola nessuno mi ha fatto causa e la settimana dopo sono tornato tranquillamente ospite a Milan Channel, però c’ero rimasto male. Potrebbero esserci mille episodi a testimoniare questa grande guerra che c’era tra Galliani e Barbara e che alla fine aveva portato anche alla decisione di cedere il Milan.
Quali sono stati i rapporti di Cristiano con i calciatori del Milan e qual è l’aneddoto più significativo che hai raccontato su Kakà?
Io da Milanista avevo chiaramente una venerazione per il Kakà calciatore ma soprattutto per il Kakà persona, molto diverso rispetto tutti gli altri, anche difficile da spiegare, uno degli episodi più significativi della mia carriera professionale riguardava proprio la cessione di Kakà. I tifosi del Milan pensavano che fosse finita un’epoca e probabilmente avevano anche ragione perché per la prima volta, spinto dalle ragioni economiche, Berlusconi acconsentiva alle pressioni dei figli successive alla crisi dell’editoria dal 2008. Il Milan è sempre stato un asset in perdita, serviva per andare a impattare sugli utili di Finivest, dopo il 2008 gli utili cominciavano a calare e quindi il Milan diventava una perdita inutile dal punto di vista finanziario. Iniziava cosi la necessitá di cercare di far diventare il Milan sostenibile anche se era molto complicato e quell’anno per far andar in pari il bilancio la società decise di far partire Kakà.
C’era ovviamente un popolo rossonero sconvolto non tanto dalla partenza di Kakà ma dal segnale che dava Berlusconi che vendeva il giocatore più amato. Ci fu veramente una valanga d’affetto per Kakà, che intelligentemente Fabio Ravezzani con una grande idea decise di convogliare in questa iniziativa “Kakà ti voglio bene”. Consisteva nel raccogliere tutti i messaggi, e-mail stampate, uno striscione bellissimo della Curva Sud che mi aveva consegnato il Barone, ricordi, ricordini, sciarpe, magliette tutto quello che i tifosi del Milan volevano dare a Kakà, per accompagnarlo in questo suo viaggio verso Madrid. E noi partimmo con una macchina (all’epoca uno sponsor di Telelombardia era Kia) tutta brandizzata Kaká ti voglio bene, io Longoni e anche Alan Tonetti.
La storia è questa: Kakà giocava con la nazionale brasiliana la Confederations Cup che si faceva in Sudafrica e aveva 24h di tempo per arrivare a Madrid da Johannesburg e fare tutto ciò che doveva. Atterrava alle 8 del mattino a Madrid, doveva fare le visite mediche, incontrare Calderon, firmare il contratto, pranzo ufficiale, presentazione, conferenza stampa tutto in una sola giornata, il giorno dopo doveva tornare in Brasile con la nazionale. Era una giornata epocale: il Real Madrid aveva organizzato queste mega presentazioni, il giorno prima Kakà, il giorno dopo Cristiano, entrambi al Bernabeu. Ciò nonostante Kakà prima di prendere il volo da Johannesburg mi scrive: “ci vediamo domani” poiché l’avevo avvisato che gli avrei consegnato il materiale.
Alle 7 del mattino mi arriva un messaggio con scritto: ci vediamo all’hotel Mirasierra Suites di Madrid. Lui ritarda perché ci avevano messo di più con le visite mediche, poi facciamo questa intervista dove io gli chiedo se magari un giorno sarebbe ritornato al Milan. Lui mi risponde di sì. Però ecco il ricordo è che lui in una giornata così intensa e importante, ricava questo momento non per me ma per ricordarsi ancora una volta dei tifosi del Milan. Era indescrivibile l’amore reciproco che c’era tra lui e i tifosi del Milan. In quel momento io ho avuto l’orgoglio di rappresentarli insieme ad Andrea Longoni. É stata davvero una giornata speciale, all’epoca abbiamo dovuto mandare le immagini via satellite, poi alla sera Kaká ci aveva riservato 2 posti per assistere alla sua presentazione al Santiago Bernabeu dal campo e anche quella è stata davvero un’emozione grandissima.
Ti ho parlato solo di Kakà in questa risposta. In realtà avevo rapporti con tanti giocatori del Milan, su tutti ovviamente Daniele Bonera, lo conoscevo molto bene dai tempi del Brescia. Poi ho stretto un grande rapporto di amicizia con Luca Antonini, addirittura mi ricordo che quando giocavo a calcio all’epoca abbiamo vinto un’edizione della Press League celebrata con la maglia di Antonini che mi aveva regalato. Era un torneo di calcio a 5 il torneo della stampa e lui mi aveva regalato la sua maglietta.
Come ha ottenuto Cristiano l’esclusiva sulla trattativa per Carlos Tevez, e quale fu il messaggio chiave ricevuto da Galliani?
Il 2011/2012 è stato sicuramente un anno chiave per la storia del Milan, da tutti i punti di vista e di conseguenza della mia storia personale. In particolare fu determinante la trattativa Tevez.
Il Milan cercava un attaccante in quella sessione di mercato, perché Pato era sempre rotto. Diciamo che non faceva una vita monastica, la realtà è che Pato non piaceva ad Allegri, non piaceva a Ibrahimovic. Quindi il Milan voleva vendere Pato e prendere un attaccante al suo posto, funzionale al gioco del Milan. Una sera sono in diretta a Milan Channel e c’è ospite Andrea Maldera, carissimo ragazzo, una persona eccezionale, figlio dell’amico Gino Maldera.
Lavorava nello staff di Allegri, era un collaboratore tecnico, quella sera ospite a Milan Channel. Conduceva Jessica Tozzi e c’era la classica schermata che si fa quando si parla di mercato, c’era una lista di attaccanti, e la conduttrice chiese: chi scegliereste per il Milan a Gennaio?
Eravamo a Novembre e c’erano 5 nomi. Tra questi non c’era Tevez, Andrea Maldera, senza guardare la grafica dice: penso che il migliore per Milan sarebbe Tevez, al che c’è un attimo di gelo, visto che il suo nome nella grafica non figura. Io capisco che involontariamente era uscita una notizia clamorosa, rimane lì così. Nessuno lo calcola, successivamente incomincio a informarmi e capisco veramente che il Milan lo stava trattando così do la notizia per primo e si arriva al famoso 11 Gennaio. Galliani aveva incontrato Tevez e il suo procuratore a Rio e poi parte per trattare con il City a Londra. Nel frattempo, sfruttando l’amicizia con Leonardo aveva chiuso la cessione di Pato al Paris Saint Germain. A Parigi stavano già preparando l’accoglienza per il brasiliano.
La sera tra l’11 e il 12 Gennaio chiedo a Galliani “come va?”. Lui mi risponde con un messaggio: “è fatta” che ovviamente ho tenuto per me. Ero felicissimo e all’indomani dò la notizia. Poi succede che Barbara non si poteva vedere con Galliani e faceva di tutto per metterlo in cattiva luce. Inizia a dire al papá “chissà perché Galliani vuole portare Tevez”, sostiene che Tevez è finito. Così facendo Berlusconi blocca la cessione su insistenza di Barbara che aveva una relazione amorosa proprio con Pato e non voleva che andasse a Parigi. Bloccando la cessione di Tevez, anche se poi Galliani ci ha provato fine a fine Gennai. Il Milan prese Maxi Lopez che aspettava l’ultimo giorno di mercato. Tevez rimase al City dove tra l’altro fu decisivo per vincere la Premier e poi l’anno dopo andò alla Juventus.
Quell’anno il Milan perse il campionato proprio contro la Juve e l’annata si rivelò molto negativa. Da tutti viene evidenziata quella fallita trattativa, come il punto della fine del potere incontrastato di Galliani e l’inizio della co-gestione con Barbara. Che poi porterà tantissimi danni al Milan. A partire da quell’anno insomma finisce un po’ un’epoca. Ricordo che io in tantissimi anni lavoro con Fabio Ravezzani. (dal 99 siamo a 26 anni) ho avuto soltanto un litigio brutale, proprio in quell’occasione lì.
Lui aveva un filo diretto con il porta voce di Barbara Berlusconi che gli disse. Guarda che la trattativa è saltata non per volere di Barbara ma per volere del papà. Sosteneva che fosse una scelta di Berlusconi che voleva deresponsabilizzare la figlia. Io però per certo sapevo che era stata la figlia a farla saltare, quindi in riunione di redazione Fabio dá questa sua versione della notizia. Alla sera conduceva Viviana Guglielmi. All’epoca nostra collaboratrice. Io do la mia versione mentre lei da la versione che aveva rivelato Ravezzani e che era contrastante con la mia. A Telelombardia c’è sempre stata libertà di pensiero su qualsiasi opinione e su qualsiasi notizia.
Quindi lei dà la notizia che aveva riportato da Fabio, io do la mia. In teoria entrambe dovevano essere legitimate invece lei con forza. Secondo me in maniera un po’ inesperta, voleva che negassi la mia notizia che io ritenevo vera. Io mi sono rifiutato di negarla e sbagliando per l’unica volta nella mia vita mi sono alzato e ho abbandonato la trasmissione. Ovviamente la reazione di Fabio è stata veemente e abbiamo fatto una bella litigata. Non ci siamo parlati per un mese ed è stato un mese veramente molto duro. Però la sofferenza di entrambi ha dimostrato il legame che c’era e che dopo quell’episodio si è rinforzato ancora di più tra di noi.
Intervista a Cristiano Ruiu: Vivere il Milan in Prima Persona
Redazione The Digital Moon
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