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Intervista a Gaia Lugano: Da Architetta a Fotografa

Intervista a Gaia Lugano: Da Architetta a Fotografa

Da architetta a fotografa: come si intrecciano queste due passioni nel tuo lavoro quotidiano, e in che misura l’architettura influenza la tua estetica visiva?

L’architettura e la fotografia non sono due binari paralleli nella mia vita, ma due strade che si intrecciano ogni giorno da ormai dieci anni. La mia formazione universitaria mi ha insegnato a leggere lo spazio, la luce, i volumi – elementi fondamentali anche quando scatto.
Quando progetto un interno, penso già a come verrà percepito una volta concluso. E quando fotografo, compio un esercizio simile: vedo la scena come un progetto da costruire con proporzioni, ritmo, materia ed emozione. Questo dialogo continuo tra spazio e immagine rende il mio lavoro più completo e consapevole.


Nei tuoi post menzioni spesso l’inseguimento di “albe, venti salmastri e sogni ribelli”: puoi raccontarmi un’esperienza nella quale uno di questi elementi ha dato forma a un progetto o a un tuo scatto particolarmente significativo?

Devo premettere che sono un’amante dell’alba e del mare. Anche se fotografo principalmente ritratti ed eventi, nei momenti liberi prendo la macchina fotografica e mi lascio guidare dall’intuizione. Uscire all’alba, camminare in riva al mare o in un luogo sconosciuto, senza sapere se scatterò o no: è una forma di ricerca personale, il mio “rituale creativo”.
Questi momenti, nati nel mio profilo più intimo, sono anche la linfa che alimenta la mia visione fotografica negli altri progetti. I miei “sogni ribelli” cominciano lì.


La definizione “Beauty in chaos” emerge spesso – come riconosci e racconti la bellezza in luoghi o situazioni apparentemente disordinati o selvaggi?

Credo che la bellezza sia ovunque, anche nei luoghi più trascurati e nei volti più vissuti… nelle imperfezioni. A volte basta una luce che attraversa un vetro rotto o un gesto spontaneo durante un matrimonio per trasformare il disordine in poesia.
Il mio approccio non cerca la perfezione patinata, ma l’autenticità che riesca a trasmettere un’emozione vera. Il caos racconta storie, e io cerco di dar loro voce con il mio sguardo e la mia macchina fotografica.


Tra i tuoi progetti attuali, c’è qualcosa in cui ti rivedi maggiormente, sia fotograficamente sia architettonicamente, e su cui stai investendo tempo ed energie?

In questo momento, anche la mia vita da architetta è in trasformazione: sto per iniziare un nuovo lavoro e sento che mi aspettano belle sorprese da settembre.
Recentemente ho scoperto una vera predisposizione per l’allestimento di vetrine e la disposizione degli spazi nei negozi: è iniziato come un gioco con due negozianti di Lugano ed è diventata una piccola attività che mi ha appassionata moltissimo. Anche nel tempo libero non riesco a fare a meno di “progettare”, sarà una deformazione professionale!
Sul fronte fotografico ho diversi shooting in programma: matrimoni, eventi, architettura, e persino un progetto dedicato a una linea di candele. Il passaparola mi sta regalando incontri preziosi: molte persone mi contattano consigliate da chi ha lavorato con me. È il segno che qualcosa arriva, e questa è la soddisfazione più grande.


Nel tuo linktree segnali la possibilità di collaborazioni – che tipo di partnership cerchi? Ci sono settori o brand con cui aspiri a creare qualcosa di innovativo?

Mi piacerebbe collaborare con brand e persone che credono nella narrazione autentica, nel potere delle immagini emozionali. Amo lavorare con wedding planner attenti al dettaglio, brand di moda indipendenti, agenzie creative e anche altri architetti con una visione fuori dagli schemi.
Cerco connessioni vere, in cui estetica e intenzione si parlino davvero. Mi piacerebbe anche partecipare a progetti editoriali, installazioni o campagne pubblicitarie non convenzionali.


Guardando alla scena creativa di Lugano e Ticino, in che modo ti senti parte di una community? Ci sono sinergie tra fotografi, architetti, artisti che ti ispirano o stimolano progetti comuni?

Amo l’intimità della scena creativa ticinese. È una realtà piccola, ma piena di talento e connessioni sincere. Collaboro con altri fotografi, stylist, grafici e architetti con cui condivido visioni e progetti.
A volte bastano una chiacchierata o un caffè per far nascere un’idea nuova. E quando succede, spesso diventa qualcosa di bello e intenso, perché nasce da uno scambio reale, umano.


Guardando avanti: cosa significa per te un “sogno ribelle” nel prossimo anno? Hai un meta-progetto, una meta-location o una meta-collaborazione che vorresti realizzare?

Un sogno ribelle, per me, è qualcosa che sembra fuori portata ma che continui a inseguire perché ti fa battere il cuore.
Il mio? Essere contattata per reportage fotografici in giro per il mondo. Amo viaggiare e scoprire altre culture, altre realtà.
Se riuscissi a unire le mie attività – la fotografia, l’architettura, la narrazione visiva – a una dimensione internazionale e nomade, credo che mi sentirei realmente completa.


Intervista a Gaia Lugano: Da Architetta a Fotografa
Redazione The Digital Moon

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