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Intervista a Fabio De Vivo: Sogni e Motori sin da piccolo

Intervista a Fabio De Vivo: Sogni e Motori sin da piccolo

Napoli ti ha dato le radici, Milano le ali: quanto ha influito il cambio città sulla tua crescita personale e professionale?

Credo sia stato fondamentale, in quanto Milano – trasferitomi in giovane età, avevo solo vent’anni – mi ha dato responsabilità, mi ha messo nelle condizioni di dovermi subito rimboccare le maniche e mi ha fatto capire che se avessi voluto stare al passo, dovevo adeguarmi alla sua velocità.
Amo Napoli e ogni tanto ho bisogno di tornare per respirare “l’aria di casa mia”, ma se nel mio passato non ci fosse stata Milano, probabilmente oggi non farei il lavoro che amo.

Dal 2005 vivi il sogno della radio: c’è stato un momento preciso in cui hai capito che sarebbe diventato il tuo mestiere e non solo una passione?

Sì. È una domanda che nelle varie interviste non mi è mai stata posta, quindi ho dovuto riflettere per ricordare il momento in cui non solo la passione, ma anche la ragione, mi hanno portato a capire che la radio sarebbe stata nel mio futuro.
Quando ho cominciato nel 2006 a condurre un programma che si chiamava I LOVE CONSOLE. Avevo tutte le responsabilità di quel format, fatto di musica dance, con una scaletta musicale totalmente nelle mie mani.
Inoltre, avevo la responsabilità di ciò che dicevo, ma anche della parte tecnica, dovendo manovrare il mixer alla stregua di un vero DJ in consolle.
Lì ho capito che quel mestiere mi piaceva davvero, che lo sapevo fare e che avrei dato tutto me stesso per affermarmi a livello nazionale.

R101 e QVC sono mondi diversi ma accomunati dalla comunicazione: cosa prendi da uno per portarlo nell’altro?

Dalla radio prendo – e porto in tutte le cose che faccio – la spontaneità, la prontezza di risposta, la velocità e la sintesi di pensiero.
Da QVC, invece, prendo la professionalità: il dover riuscire a esprimere concetti per lungo tempo, utilizzando sinonimi e cercando di non annoiare lo spettatore.
Porto anche la serietà che deve sempre contrapporsi al “cazzeggio”, cosa che mi ha sempre distinto nella mia conduzione, fatta di professionalità ma anche di tanta improvvisazione e ironia.
Non riuscirei a presentare nulla, sia in TV, che in radio o dal vivo, che non mi permetta di usare ironia e autoironia.

Adrenalina e due ruote: che ruolo hanno avuto lo sport e la velocità nella tua formazione come persona e professionista?

Come dice spesso mia mamma, fin da piccolo sono stato alla ricerca di ciò che aveva quel qualcosa di pericoloso e adrenalinico.
È come se avessi sempre bisogno di vivere a 1000 all’ora, di stimolare corpo e mente che viaggiano insieme, di pari passo.
Le due ruote sono una passione che, se solo il meteo lo permettesse, andrebbero a sostituire nel mio quotidiano le quattro, che invece reputo solo un mezzo per spostarmi.
La moto è libertà, adrenalina, pensiero veloce e ampio – un po’ come lo sono gli sport estremi che pratico, come le ferrate e le arrampicate in montagna.
Senza queste attività oggi non potrei vivere, e paradossalmente, sono diventate una costola del mio lavoro, dato che collaboro spesso con enti e realtà turistiche montane.
Non riuscirei a immaginare la mia vita senza questa folle – quanto sicura – passione.
Ho il vizio di dover fare tutto bene, di non accontentarmi e di essere un perfezionista. Forse è per questo che anche quando si gioca, non riesco a farlo senza metterci un grande senso di competizione.

In un mestiere come il tuo, che cambia ritmo ogni giorno, come riesci a mantenere un equilibrio tra vita privata e carriera?

Il mio equilibrio l’ho trovato semplicemente essendo me stesso.
Quello che si sente in radio, si vede in TV o nei live è esattamente ciò che sono anche nella vita vera, nei miei rapporti sentimentali, con la mia famiglia e con gli amici.
L’unica cosa che negli anni ho cambiato è stata proprio la decisione di separare la mia vita sentimentale dai social.
È stata una rinascita. Sta all’intelligenza delle persone – e nello specifico della donna che sta con me – capire che è giusto mantenere un senso di riservatezza.
Perché, nel bene e nel male, anche nel mio piccolo, quando si è un personaggio pubblico, tutto ciò che finisce sui social diventa di dominio pubblico.
Avere una costola di vita solo per sé, oggi, credo sia fondamentale.

C’è un episodio, tra radio, TV o motori, che consideri una vera e propria svolta nella tua carriera?

Credo di non aver mai avuto una vera e propria svolta da un giorno all’altro.
Sono un lavoratore instancabile e penso di aver avuto tante piccole svolte che mi hanno aiutato a scalare la montagna – considerato che la cima è ancora lontana dalle mie ambizioni.
Non perché non sappia accontentarmi, ma perché mi piace puntare in alto, sempre tenendo conto delle mie capacità, senza mai pretendere ciò che queste non possono darmi.
Amo pensare, con fermezza, di non aver mai ricevuto raccomandazioni, di non essere un PR e men che meno un leccaculo.
Ne vedo fin troppi che fanno carriera solo grazie alle pubbliche relazioni, ma su questo io, purtroppo o per fortuna, non sono mai stato bravo.
Mi piace considerarmi un umile operatore dello spettacolo.

Guardando ai tuoi 43 anni vissuti “tutti appieno”, che consiglio daresti al Fabio ventenne appena arrivato a Milano?

Le frasi che si dicono in questi casi sono sempre molto scontate, ma se scavi nel profondo, hanno delle grandi verità.
Rubare con gli occhi, sempre. Prendere esempio, ma senza mai copiare o creare allegorie di altri personaggi.
Bisogna provare ad avere una propria personalità, non avere paura di andare oltre la soglia del consentito, di dire qualcosa di scomodo, ma tornando poi sui binari per non compromettere la propria professionalità.
Ricordarsi sempre che questo è un mondo spietato, dove molto spesso gli incapaci cercheranno di farti le scarpe.
Anziché chiedersi perché, bisogna trovare il modo per diventare ancora più bravi.
Perché, anche se non sempre, la professionalità talvolta viene ancora premiata.
E in ultimo: non lasciarsi mai dire “ma sì, sei ancora giovane”.
Il tempo passa veloce. Non bisogna perdere tempo.


Intervista a Fabio De Vivo: Sogni e Motori sin da piccolo
Redazione The Digital Moon

Intervista a Fabio De Vivo: Sogni e Motori sin da piccolo
credit foto @eracreaart