Intervista a Paolo Girone: Fondatore della WCRA
Intervista a Paolo Girone: Fondatore della WCRA
Paolo, hai iniziato il tuo percorso marziale con il karate Shotokan per poi approdare al Wing Chun nel 1991, che pratichi e insegni ancora oggi. Cosa ti ha colpito di questo stile e cosa ti ha convinto a farne un punto fermo del tuo cammino marziale?
Del Wing Chun mi sono innamorato per l’incredibile cura che in questa disciplina si dà ai dettagli. Ho imparato così a studiare e a non trascurare nulla nell’apprendimento di una singola tecnica o di un concetto. Questo approccio ho cercato di trasferirlo anche nel modo in cui mi sono avvicinato ad altre discipline.
Durante gli anni ’90 ti sei allenato in modo non continuativo in varie discipline. Quanto ha influenzato questa apertura mentale il tuo approccio come praticante e poi come insegnante?
Direi che è stato determinante. Quando studiavo solo Wing Chun ed Escrima, mi venivano trasmessi tantissimi concetti. Con lo studio comparato di altre discipline ho potuto testare il valore di quelle conoscenze, metterle in discussione e, in alcuni casi, cambiare idea. Non esistono arti depositarie di verità assolute, ma trent’anni fa questo concetto non era affatto scontato come può sembrare oggi.
Dopo il Wing Chun sei passato anche alla Muay Thai e alle MMA. Cosa ti ha spinto ad approfondire queste discipline così diverse tra loro e cosa hai cercato in ognuna di esse?
Sono sempre stato guidato dalla ricerca dell’efficacia reale. Avendo iniziato molto giovane con arti tradizionali, più avanti ho sentito il bisogno di mettermi alla prova, cercando nuove sfide con me stesso. Allenarmi con tanti insegnanti diversi e in molte discipline mi ha portato a non ragionare più in termini di stili, ma di metodi di allenamento. Ed è lì che sta la differenza.
Alla fine, una pratica intensa e non collaborativa, indipendentemente dalla disciplina, ti costringe a misurarti con i tuoi limiti e a conoscerti davvero.
Il Brazilian Jiu Jitsu entra ufficialmente nella tua vita nel 2005, e oggi rappresenta il tuo maggiore impegno. Cosa ha reso il BJJ così centrale nel tuo percorso, rispetto ad altre esperienze precedenti?
Il Brazilian Jiu Jitsu è la disciplina più in crescita al mondo, e per buone ragioni. È una forma di difesa personale perfetta. È in continua evoluzione, molto dinamica e anche molto giovane: studiarla è davvero appassionante.
È estremamente accessibile, si può iniziare anche in età adulta e può essere adattata a chiunque. Ovviamente gli agonisti di alto livello sono atleti eccezionali, come in ogni sport da combattimento, ma resta una pratica davvero aperta.
È anche una disciplina che pratichiamo in famiglia: io, la mia compagna e i nostri tre figli. Permette di fare davvero “accademia”, di creare gruppo, molto più che con altre discipline — almeno secondo la mia esperienza. Inoltre, è estremamente divertente e, tendenzialmente, più sicura di altri sport da combattimento.
Nel 2007 fondi la WCRA, un team che si occupa di arti marziali e preparazione fisica. Qual è la filosofia che sta alla base di questo progetto e cosa lo distingue da altri team o scuole?
Una delle nostre principali differenze è l’investimento nella formazione. Organizziamo workshop con professionisti da tutto il mondo, mettendo a disposizione dei nostri praticanti una qualità altissima.
I responsabili delle varie sedi, compatibilmente con distanze e impegni, si allenano con noi. Questo non solo per crescere insieme, ma anche per creare un legame personale tra tutti gli atleti.
La WCRA oggi conta circa 10 sedi attive sul territorio. Come gestite la coesistenza tra pratica amatoriale e agonismo, e come si struttura il percorso per chi vuole passare dal tatami all’ottagono o alla competizione?
L’accesso all’agonismo non è obbligatorio, ma lo consigliamo a tutti come esperienza formativa, se le condizioni personali lo permettono. L’agonismo vero, però, richiede dedizione e spesso anche sacrifici.
Sosteniamo pienamente chi decide di intraprendere questo percorso, ma nessuno deve sentirsi costretto. Mi è addirittura capitato di consigliare a qualche atleta amatoriale di MMA di mettere da parte l’agonismo, in base alla propria situazione.
Dopo più di tre decenni nelle arti marziali, cosa cerchi ancora nella pratica quotidiana, e cosa speri di trasmettere ai nuovi praticanti che si avvicinano alla tua scuola?
Sono ancora guidato da una forte passione e dalla voglia di studiare e capire. Tante persone negli anni si sono affidate a me, e questo mi carica anche di grande responsabilità. Ho scelto di fare di questa passione un lavoro, in un’epoca in cui per quasi tutti era solo un passatempo.
Fortunatamente, i feedback che ricevo sono in gran parte positivi.
Intervista a Paolo Girone: Fondatore della WCRA
Redazione The Digital Moon
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