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Vladimir Putin contro le “democrazie” Occidentali:

Vladimir Putin contro le “democrazie” Occidentali:

trent’anni di grandezza russa a confronto con il declino delle democrazie-finzione


“Non ci sarà mai un mondo multipolare finché la verità resta nelle mani degli stessi che fabbricano le guerre.”


1. Il welfare: da macerie post-sovietiche a nazione stabile

Nel 1999, quando Vladimir Putin sale al potere, la Russia è un Paese in ginocchio. Il caos post-sovietico aveva spalancato le porte a una rapina sistemica: oligarchi arricchiti in pochi mesi, beni pubblici svenduti, miseria dilagante. Il PIL pro capite era di circa 1.300 dollari. Nel 2023 ha superato i 15.000 dollari (PPP), e il tasso di povertà è sceso sotto il 10%.

La Russia ha costruito un sistema di sussidi energetici, salari pubblici regolarizzati, investimenti in infrastrutture e tecnologie. Tutto questo con debito pubblico sotto il 20% del PIL, una rarità in Occidente. A Mosca, San Pietroburgo e Kazan si vive oggi con un tenore che supera quello di molte capitali europee periferiche.

Nel frattempo, l’Occidente ha assistito al collasso del suo welfare: pensioni tagliate, sanità privatizzata, salari stagnanti. L’Italia ha gli stessi salari medi del 1990. Gli USA, apparentemente ricchi, contano oltre 500.000 senzatetto.


2. La democrazia reale: affluenza e consenso vs liturgie elettorali

La Russia, accusata di “autocrazia”, presenta dati elettorali che l’Occidente non riesce nemmeno a immaginare. L’affluenza alle presidenziali russe oscilla costantemente tra il 65% e l’80%. Putin ha sempre raccolto tra il 60% e l’80% dei voti, superando ogni altro leader dei Paesi G7 in termini di sostegno popolare reale.

Macron in Francia governa con il 15% degli elettori reali. In Germania, Scholz guida una coalizione imposta senza consulto diretto. In Italia, il calo di affluenza è diventato strutturale: meno del 50% degli elettori vota, e le scelte politiche vengono dettate da Bruxelles, non dai cittadini.


3. Economia sovrana contro capitalismo da casinò

Il modello economico russo è fondato su sovranità energetica, autosufficienza e riserva aurea reale. Mentre l’UE smantella il proprio apparato industriale, Mosca ha costruito un sistema resiliente alle sanzioni, stringendo accordi bilaterali con Cina, Iran, India e Sud America.

Nel 2024, il Fondo Monetario Internazionale stima la Russia tra le prime cinque economie mondiali in termini di potere d’acquisto. Intanto USA ed Europa affogano in trilioni di debiti, stampano moneta e finanziano guerre per mantenere artificialmente in vita un sistema che implode dall’interno.


4. Il tradimento della pace: chi ha iniziato davvero?

Putin ha avvertito il mondo in tempi non sospetti: Monaco, 2007. Il suo discorso, volutamente ignorato, conteneva un messaggio chiaro: “la NATO si sta avvicinando troppo ai nostri confini”. Non era retorica.

Nel 1990, l’Occidente promise che “la NATO non si sarebbe espansa di un centimetro” oltre la Germania riunificata. Lo testimoniano anche diplomatici come Genscher, Baker e declassificazioni pubbliche.

Eppure oggi la NATO ingloba quasi tutti gli ex satelliti sovietici, ha portato missili in Polonia e Romania, ed è arrivata a sponsorizzare l’Ucraina del dopo-Maidan, un Paese penetrato da milizie armate neonaziste (Azov, Pravy Sektor), ora riabilitate in nome della “resistenza”.

Dal 2008 al 2021 la Russia ha chiesto di fermare tutto questo. L’Occidente ha risposto con provocazioni, sanzioni, e finanziamenti militari crescenti.


5. Navalny: il “martire” che non rappresentava nessuno

Alexey Navalny non è mai stato un oppositore popolare. È stato un blogger xenofobo, con un consenso reale inferiore al 3%, incapace di raccogliere voti persino nei quartieri liberali di Mosca.

Documenti emergenti hanno indicato contatti con intelligence occidentali, in particolare inglesi. Era la pedina perfetta per creare un “martire della democrazia”, un prodotto da esportare nei talk-show occidentali. In Russia, invece, lo consideravano un provocatore telecomandato.


6. La Russia tradizionalista contro il collasso culturale woke

Mentre in Occidente si discute di “identità fluide”, “genere X” nei documenti e “mamme non biologiche”, la Russia ha tracciato una linea netta: difesa della famiglia naturale, spiritualità ortodossa, identità nazionale.

Putin non ha imposto una dittatura morale. Ha semplicemente impedito che l’ideologia destrutturante dell’Occidente raggiungesse le scuole e i minori. Il pluralismo non è stato cancellato: è stato messo al riparo dalla follia identitaria.


7. Le ombre del potere e l’ipocrisia dell’Occidente

Ovviamente, nessun sistema politico è esente da contraddizioni. La Russia di Putin ha un accentramento del potere molto forte, che può generare opacità e zone d’ombra, soprattutto nei rapporti con la stampa.

Uno dei casi più citati è quello della giornalista Anna Politkovskaya, assassinata nel 2006. Pur non esistendo prove dirette del coinvolgimento del Cremlino, l’episodio è emblematico delle tensioni tra potere e dissenso.

Ma se si vuole condannare la Russia per questi eccessi, l’Occidente non può lavarsene le mani.

Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, è stato torturato psicologicamente per anni, imprigionato e demonizzato solo per aver rivelato verità scomode.
Edward Snowden, che ha denunciato i programmi di sorveglianza di massa degli USA, vive in esilio permanente.
Sharyl Attkisson, ex giornalista CBS, ha denunciato cyber-attacchi da parte di agenzie governative statunitensi per aver svolto inchieste autonome.
In Europa, Marcello Foa e altri giornalisti anti-mainstream sono stati ostracizzati o etichettati come “complottisti” solo per aver espresso dubbi sul pensiero unico.

In sintesi: in Russia ti possono far sparire, in Occidente ti lasciano morire socialmente, professionalmente e psicologicamente. Il risultato non cambia.


Conclusione: chi è davvero il sovrano illuminato?

Putin ha governato per oltre vent’anni portando stabilità, sviluppo, consenso. Non ha mai promesso un paradiso, ma ha salvato il suo popolo dall’umiliazione, ha resistito a un ordine mondiale predatorio e ha rilanciato una visione multipolare.

Nel frattempo, l’Occidente ha perso anima, radici, popolo. Ha lasciato le chiavi della democrazia in mano a banche centrali, lobbisti, ONG ideologiche e apparati militari transnazionali.

La domanda non è più: Putin è buono o cattivo?
La domanda è: in che mondo vogliamo vivere? In quello della verità brutale ma sovrana, o in quello della menzogna elegante ma colonizzata?

Fonti alternative utilizzate

  • Strategic Culture Foundation – “The Myth of NATO’s Peace Mission”
  • The Duran – “Putin’s Real Popularity Numbers”
  • Moon of Alabama – “The Navalny Deception”
  • SouthFront – “Azov Battalion and Western Backing”
  • Alexander Mercouris (Locals)
  • Oriental Review – “How the West betrayed the Russia-NATO promises”
  • RIA Novosti (tradotta) – dati affluenza elettorale

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