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Intervista a Omar Frigerio: Dalla guida al buglio al coaching aziendale

Intervista a Omar Frigerio: Dalla guida al buglio al coaching aziendale


TDM: Formatore, mental coach e pioniere di metodologie esperienziali uniche, hai fatto del “buio” non una limitazione, ma uno straordinario strumento di consapevolezza e crescita. Da dove nasce questa intuizione e qual e’ stata la scintilla che, a partire dalla collaborazione con il campione non vedente Daniele Cassioli per il Record del Mondo in pista, ti ha spinto a trasformare l’oscurita’ in un metodo di lavoro per la vita?

Tutto nasce da una domanda che mi sono posto molti anni fa quando ho conosciuto Daniele Cassioli.

Mi trovavo davanti a un pluricampione del mondo straordinario, capace di imprese eccezionali, eppure il suo valore non era percepito dal grande pubblico come avrebbe meritato. All’epoca i social non avevano ancora la forza di oggi e molti campioni del mondo della disabilita’ restavano quasi invisibili.

Mi sono chiesto: come posso fare in modo che il mondo veda cio’ che io sto vedendo?

Da questa riflessione e’ nata l’idea di creare un’impresa fuori dal comune, qualcosa di talmente straordinario da costringere le persone a guardare oltre la disabilita’. Cosi’ e’ nato il progetto del Record del Mondo in pista.

All’inizio siamo stati criticati da tutti. Molti sostenevano che fosse impossibile, altri che fosse folle, altri ancora che non si potesse realizzare in sicurezza. Ma proprio quelle critiche ci hanno dato la conferma che stavamo sfidando non un limite fisico, ma un limite culturale.

In quell’esperienza ho svolto quello che ancora oggi considero il mio vero ruolo: non il copilota, ma la guida del pilota. Daniele metteva in campo il suo talento, il suo coraggio e le sue capacita’ straordinarie. Il mio compito era elaborare e trasferire in tempo reale una quantita’ enorme di informazioni: traiettorie, riferimenti spaziali, velocita’, condizioni della pista, stati emotivi, livelli di tensione, stimoli esterni e segnali che potevano influenzare la performance.

Ho compreso che quando viene meno la vista, cio’ che fa davvero la differenza e’ la qualita’ della relazione di fiducia e della comunicazione. In quel momento ho iniziato a osservare qualcosa di straordinario: il buio amplifica l’ascolto, la presenza mentale, la consapevolezza e la capacita’ di affidarsi agli altri.

Li’ ho capito che il vero insegnamento non riguardava la guida veloce, ma la vita stessa. Da quell’esperienza e’ nato un metodo che oggi applico nella formazione, nel coaching, nelle aziende, nelle scuole e nel supporto alle persone che affrontano l’ansia e gli attacchi di panico.

Il paradosso piu’ bello e’ che tutto e’ nato per far vedere al mondo il valore di Daniele. E proprio grazie a lui ho scoperto che, molto spesso, e’ nel buio che impariamo a vedere davvero chi siamo e di cosa siamo capaci.


TDM: Nel panorama dello sport e dell’esplorazione dei limiti umani, grandi campioni e motivatori — pensiamo ad atleti paralimpici d’eccellenza come Daniele Cassioli o Alex Zanardi, simboli immortali di resilienza e capacita’ di superare l’impossibile — hanno dimostrato come il cambio di prospettiva sensoriale possa ridefinire il concetto di potenziale. Guardando alle tue esperienze con piloti e sportivi professionisti, in che modo l’assenza della vista permette di lavorare sulle emozioni e sulle performance in modo piu’ profondo?

La maggior parte delle persone pensa che la performance dipenda principalmente da cio’ che vede. La mia esperienza mi ha insegnato esattamente il contrario: molto spesso la vera performance dipende da cio’ che siamo capaci di sentire.

Quando togliamo la vista, anche solo temporaneamente, il cervello smette di affidarsi al suo sistema dominante e inizia a sviluppare una qualita’ di ascolto completamente diversa. Diventiamo piu’ attenti al respiro, al battito cardiaco, alle tensioni muscolari, al tono della voce, all’ambiente e ai segnali che normalmente passano inosservati.

Con piloti professionisti, sportivi e manager ho osservato una cosa molto interessante: nel momento in cui non possono piu’ controllare tutto attraverso gli occhi, diventano piu’ presenti. Entrano in una dimensione in cui l’attenzione si sposta dal controllo alla consapevolezza.

E’ proprio li’ che emergono le emozioni autentiche.

Paura, fiducia, insicurezza, determinazione, leadership e capacita’ di affidarsi agli altri non possono piu’ essere nascoste dietro il ruolo o la tecnica. Diventano immediatamente visibili, anche se paradossalmente siamo al buio.

Come trainer, il mio lavoro consiste nel leggere questi segnali e guidare la persona attraverso cio’ che sta vivendo. Non alleno solo una competenza tecnica, ma la capacita’ di riconoscere e gestire il proprio stato emotivo mentre si trova sotto pressione.

E’ lo stesso principio che ritroviamo nei grandi campioni. Quello che rende straordinarie le persone come Daniele Cassioli o Alex Zanardi non e’ solamente la loro capacita’ fisica o tecnica, ma la qualita’ della relazione che hanno costruito con se’ stessi, con la paura e con l’incertezza.

Il buio accelera enormemente questo processo. Ti mette davanti a chi sei veramente, senza filtri e senza scorciatoie. Per questo motivo e’ uno degli strumenti piu’ potenti che abbia mai incontrato per sviluppare performance, fiducia e crescita personale.


TDM: Dalla gestione del bullismo nelle scuole al rafforzamento della fiducia, della resilienza e del senso di appartenenza nei team aziendali, il buio si rivela un potente livellatore emotivo. Come si sviluppa concretamente una sessione di team building al buio e perche’ riesce a generare nei gruppi aziendali risultati immediati e profondi che nessun altro metodo tradizionale riesce a garantire?

La prima cosa che accade in una sessione al buio e’ che spariscono le differenze apparenti. Non esistono piu’ ruoli, abiti, titoli, uffici o gerarchie. Il direttore generale e l’ultimo arrivato si trovano esattamente nella stessa condizione.

Da quel momento il gruppo e’ costretto a riscoprire modalita’ di relazione spesso dimenticate: ascoltare davvero, chiedere aiuto, fidarsi, comunicare con precisione e collaborare in modo autentico.

Le attivita’ che proponiamo sono progettate per mettere le persone davanti a situazioni che richiedono cooperazione reale. Non si tratta di giochi, ma di esperienze in cui emergono spontaneamente dinamiche di leadership, capacita’ di supporto reciproco, gestione dello stress e problem solving condiviso.

Nel buio non puoi fingere di ascoltare. Non puoi nasconderti dietro una posizione aziendale. Non puoi essere influenzato dall’aspetto fisico, dall’eta’, dal ruolo o dallo status. Sei costretto a entrare in relazione con la persona e non con l’etichetta.

Ed e’ proprio qui che si crea la magia.

In pochi minuti assistiamo a qualcosa che normalmente richiederebbe mesi di lavoro: le persone iniziano a mostrarsi per cio’ che sono realmente. Emergono fragilita’, talenti nascosti, capacita’ di leadership inaspettate e, soprattutto, nasce un’enorme fiducia reciproca.

Per questo motivo utilizziamo il buio anche nelle scuole, nei percorsi di prevenzione del bullismo e nei progetti di inclusione. Quando non puoi vedere l’altro, smetti di giudicarlo per cio’ che appare e inizi a conoscerlo per cio’ che e’.

Nelle aziende questo genera effetti immediati sulla coesione del gruppo, sulla qualita’ delle relazioni e sul senso di appartenenza. Le persone non si limitano a comprendere il valore della collaborazione: lo vivono emotivamente. E cio’ che viene vissuto attraverso un’emozione intensa resta molto piu’ impresso di qualsiasi lezione teorica.

Per questo amo dire che il buio e’ il team builder piu’ democratico che esista. Mette tutti sullo stesso piano e restituisce alle persone qualcosa che spesso il lavoro quotidiano fa perdere: il piacere di fidarsi gli uni degli altri.


TDM: Attraverso la tua autoscuola hai sviluppato un approccio unico in Italia, utilizzando gli insegnamenti del buio per aiutare le persone a superare ansia e attacchi di panico alla guida. Quali sono i meccanismi psicologici e sensoriali che permettono ai tuoi allievi di ritrovare la sicurezza e il totale controllo al volante?

La maggior parte delle persone che arriva da me non ha paura della guida. Ha paura delle sensazioni che prova mentre guida.

Molti hanno vissuto un attacco di panico, un forte episodio di ansia o un momento di particolare difficolta’ emotiva. Da quel momento smettono di guidare con naturalezza e iniziano a concentrarsi continuamente sul proprio stato interno: il battito cardiaco, il respiro, la tensione muscolare o la paura che quelle sensazioni possano ripresentarsi.

Vorrei pero’ chiarire un aspetto importante: il nostro lavoro non e’ psicologico ne’ terapeutico e non si sostituisce in alcun modo alle figure sanitarie competenti. Noi lavoriamo esclusivamente sull’emotivita’ della persona applicata alla guida, attraverso strumenti pratici, esperienziali e formativi.

Un elemento fondamentale e’ la competenza del team che affianca queste persone. Non ci improvvisiamo motivatori o consulenti occasionali. Lavoriamo ogni giorno sul campo come piloti, istruttori di guida, collaudatori, trainer specializzati in GAB Therapy, mental coach e, in alcuni casi, collaboriamo anche con professionisti dell’ambito psicologico, sempre nel rispetto delle reciproche competenze professionali.

Questa integrazione di esperienze ci permette di affrontare ogni situazione da piu’ punti di vista: tecnico, emotivo, comportamentale e formativo. E’ una specializzazione costruita in anni di lavoro e aggiornata costantemente, perche’ aiutare persone che vivono difficolta’ alla guida non e’ un’attivita’ occasionale, ma il nostro lavoro di tutti i giorni.

L’esperienza maturata nella Guida al Buio mi ha insegnato che la sicurezza non nasce dal controllo assoluto di tutto cio’ che accade, ma dalla fiducia nelle proprie capacita’ di adattamento. Quando una persona scopre di possedere piu’ risorse di quanto immaginasse, inizia gradualmente a recuperare serenita’ e autonomia.

Per questo non insegniamo semplicemente a guidare un’automobile. Insegniamo a gestire le emozioni che accompagnano la guida.

Lavoriamo sulla respirazione, sull’attenzione focalizzata, sulla percezione dell’ambiente circostante, sull’ascolto dei segnali del proprio corpo e sulla capacita’ di rimanere presenti nel qui e ora. Attraverso esercizi progressivi, la persona sperimenta concretamente di poter affrontare situazioni che fino a poco tempo prima riteneva impossibili.

La parte piu’ emozionante arriva quando l’allievo comprende che il vero ostacolo non era l’autostrada, il traffico o una determinata strada. Era la perdita di fiducia nelle proprie capacita’.

In quel momento non recupera soltanto la possibilita’ di guidare. Recupera liberta’, indipendenza e qualita’ della vita.

Ed e’ forse la soddisfazione piu’ grande del mio lavoro: vedere persone che per mesi o addirittura per anni si sono sentite bloccate tornare a sentirsi protagoniste delle proprie scelte. Perche’ ogni volta che qualcuno riprende in mano il volante, in realta’ sta riprendendo in mano una parte importante della propria vita. E quando competenze specialistiche, esperienza sul campo e metodo lavorano insieme, i risultati arrivano con una frequenza sorprendente, restituendo alle persone cio’ che desiderano piu’ di ogni altra cosa: la liberta’ di tornare a vivere e a muoversi senza paura.


TDM: Tra le novita’ piu’ affascinanti che stai preparando c’e’ il Dark Got Talent, la selezione per il Guinness World Record di Guida al Buio. Quali sono i prossimi obiettivi di questa sfida straordinaria e quale messaggio di speranza e forza desideri trasmettere a chi sta affrontando un momento di “buio” nella propria vita?

Il Dark Got Talent e’ molto piu’ di una selezione per un Guinness World Record.

Rappresenta l’evoluzione di un percorso iniziato anni fa con Daniele Cassioli, quando decidemmo di dimostrare al mondo che una persona non vedente poteva realizzare qualcosa che quasi tutti consideravano impossibile. Un percorso che e’ poi proseguito con altre imprese straordinarie, come il record realizzato all’Autodromo di Monza insieme al pilota professionista Matteo Ferraglio, che ha accettato la sfida opposta: rinunciare volontariamente alla vista per dimostrare quanto la fiducia, l’allenamento e la preparazione possano portare una persona oltre i propri limiti apparenti.

Queste esperienze ci hanno insegnato che la disabilita’ non deve essere necessariamente considerata un punto di arrivo. Molto spesso puo’ diventare un punto di partenza. Un’opportunita’ per sviluppare nuove competenze, nuove sensibilita’ e nuove modalita’ di interpretare il mondo.

Attraverso il Dark Got Talent vogliamo portare avanti proprio questo messaggio. Non stiamo cercando supereroi. Stiamo cercando persone comuni che abbiano il coraggio di mettersi in gioco e di scoprire capacita’ che forse non immaginano nemmeno di possedere.

Il Guinness World Record sara’ un traguardo importante, ma non e’ il vero obiettivo. Il vero obiettivo e’ sensibilizzare le persone sul tema della disabilita’, valorizzare le diversita’ come risorse e dimostrare che la resilienza, la preparazione e la fiducia possono portarci molto piu’ lontano di quanto crediamo.

C’e’ poi un altro aspetto che mi affascina profondamente: la sinergia tra essere umano e automotive. Le nostre imprese non vogliono dimostrare la superiorita’ della tecnologia sull’uomo, ne’ il contrario. Vogliono dimostrare cosa puo’ accadere quando competenze umane, innovazione, fiducia e lavoro di squadra collaborano verso un obiettivo comune.

Negli anni ho imparato una lezione semplice ma potente: tutti, prima o poi, attraversiamo un periodo di buio. Puo’ essere una difficolta’ personale, professionale, economica o emotiva. Puo’ essere una perdita, una delusione o un momento in cui non riusciamo piu’ a vedere chiaramente la direzione da seguire.

La differenza non la fa l’assenza delle difficolta’. La differenza la fa il modo in cui decidiamo di affrontarle.

Se c’e’ un messaggio che vorrei lasciare a chi sta vivendo un momento difficile e’ questo: non abbiate paura del buio.

Perche’ il buio non e’ necessariamente il luogo in cui ci perdiamo. Spesso e’ il luogo in cui scopriamo risorse che non sapevamo di avere. E’ il luogo in cui nasce il coraggio, si rafforza la fiducia e si sviluppa quella resilienza che ci permette di andare oltre cio’ che credevamo possibile.

In fondo, tutta la mia storia professionale mi ha insegnato una cosa: i limiti piu’ grandi raramente sono quelli fisici. Molto piu’ spesso sono quelli che ci siamo convinti di avere. E quando troviamo il coraggio di sfidarli, scopriamo che il buio puo’ trasformarsi nel punto esatto da cui ricominciare a vedere il futuro.

Omar Frigerio


Intervista a Omar Frigerio: Dalla guida al buglio al coaching aziendale

Redazione The Digital Moon

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