Intervista a Giampaolo: Oltre il coaching tradizionale
Intervista a Giampaolo: Oltre il coaching tradizionale
Il tuo percorso unisce il coaching umanistico e junghiano a strumenti innovativi come l’Esports e i giochi di ruolo. Con il progetto Metatron Teen Coaching utilizzi i videogiochi per aiutare gli adolescenti a scoprire i propri talenti: in che modo il linguaggio videoludico riesce a fare da ponte per far emergere il potenziale dei ragazzi sia dentro sia fuori dal gioco?
I videogiochi fanno parte della mia storia personale da sempre, fin da bambino quando guardavo mio fratello, più grande di me, giocare a DragonNinja sul Commodore Amiga (sono figlio dei mitici anni ‘80). Da adolescente passavo le serate a giocare alla PlayStation e poi, crescendo, ho compreso che i videogiochi sono stati il mio “porto sicuro” nel quale sentire meno il senso di inadeguatezza che provavo verso me stesso e il mondo. Mi hanno aiutato moltissimo. Per me, quindi, è stato naturale integrarli nel lavoro con i ragazzi. Sul modo in cui il linguaggio videoludico riesce a far emergere il loro potenziale potremmo scrivere pagine e pagine e ci sono sempre più studi a riguardo.
Per esempio, una pratica che faccio nei laboratori e negli incontri con i giocatori dei team della Org Esports Riverloop di cui sono parte è quella di individuare le caratteristiche dell’eroe che li attrae e provare a osservare quante di quelle qualità appartengono, con sfumature diverse, anche a loro. Infatti, non è mai un caso se scegliamo di giocare con uno specifico personaggio. Molto spesso quello che emerge sorprende perché si scoprono qualità di sé che non si pensava di avere o sulle quali non si aveva mai riflettuto, come l’essere coraggiosi, altruisti, determinati, ecc. Si tratta di caratteristiche che si possono mettere a disposizione di sé e degli altri nella vita quotidiana.
All’inizio del 2026 hai scelto di prendere le distanze dal “coaching tradizionale” per fondare STORY | VOCAZIONE NARRAZIONE GIOCO SIMBOLICO. Quali sono i limiti dell’approccio formativo classico che ti hanno spinto a questa alternativa radicale e cosa significa, concretamente, aiutare qualcuno a “tornare a essere una Guida”?
Sì, l’inizio del 2026 è stato per me un momento di svolta. Ho scelto di prendere le distanze dal “ruolo di Coach”, dal coaching e da una certa idea di crescita personale, interiore e spirituale così come è diventata oggi. Per molto tempo mi sono identificato completamente nel ruolo, credendo di avere certezze ma poi ho sentito che, in fondo, tutte quelle certezze erano solo illusione e attaccamento. In questo ambito, si parla spesso di verità, ma la verità è, in base alla mia esperienza, soggettiva. Così come si parla di consapevolezza, spesso senza incarnarla davvero. Io non posso parlare di consapevolezza come se fosse una meta raggiunta: sono ancora in cammino. E posso accompagnare una persona solo fino a dove sono arrivato io, non oltre. Tifo per il “dubbio” come strumento di autoconoscenza e sperimentazione interiore.
STORY è nata proprio da questi sentimenti profondi come alternativa radicale alla formazione tradizionale riservata a chi si sente solo un ingranaggio e vuole tornare a essere una Guida, senza l’onere di nuove competenze. In realtà, per me, la formazione classica non ha nessun limite; anche io, come membro dell’Ecosistema Edutainment, tengo corsi di formazione nelle scuole.
Dunque, sarei incoerente e ingrato. Ma, immagina di essere un docente che in aula conta i minuti che lo separano dalla fuga o un manager che durante i meeting aziendali spegne il cervello e torna a casa che non ha più sorrisi per chi ama: come ti sentiresti all’ennesimo corso ministeriale o al milionesimo Master in Leadership? Se ti sei perso nel labirinto della burocrazia, delle circolari, dei KPI o dei protocolli, sprofondando in un ruolo che ti mangia la vita, non hai bisogno di nuovi strumenti per insegnare meglio o di formule magiche per compiacere il tuo AD. Hai bisogno di raschiare via le incrostazioni dei ruoli che hai dovuto recitare fino ad oggi, per fare spazio all’unica cosa che conta: la tua storia personale. Questo per me significa ritrovare la Stella Polare, riaccendere il fuoco che il sistema ha spento sotto la cenere dei protocolli e tornare a essere un Mentore. Una Guida per sé e per gli altri. Lo dico perché l’ho vissuto sulla mia pelle svariate volte in azienda in passato e perché lo vivono oggi moltissimi docenti che incontro nei corsi.
Nella tua visione ha un ruolo centrale il monomito del Viaggio dell’Eroe di Joseph Campbell. In un’epoca così frammentata e digitale, perché la struttura archetipica e il linguaggio simbolico delle storie sono ancora così potenti e necessari per la crescita personale?
In primis perché noi esseri umani siamo costantemente affamati di storie da ascoltare, leggere, guardare, giocare, raccontare: lo siamo da sempre, fin dal Paleolitico, quando i primi cacciatori-raccoglitori raffiguravano animali, scene di caccia o rituali sulle pareti delle caverne.
E poi perché ciascuno di noi, chi altro è se non una storia in svolgimento? Raccontiamo agli altri e a noi stessi storie in ogni istante. Anche quando scegliamo l’abito da indossare per un colloquio di lavoro o compriamo un iPhone invece di un Galaxy. Raccontiamo e viviamo storie anche quando dormiamo, attraverso i sogni che facciamo. E, come ha magistralmente divulgato il Professor Campbell attraverso il suo lavoro, la storia che l’essere umano racconta per comprendere se stesso e il mondo è sempre la medesima fin dalla notte dei tempi. Il Viaggio dell’Eroe è una metafora della Vita. È per questo che è diventato un modello narrativo così potente e ha fatto la fortuna della Disney e non solo. Perché è impresso dentro di noi e si manifesta al di fuori attraverso miti, leggende, storie in tutti i formati possibili e immaginabili.
Come l’eroe del mito, ciascuno di noi incontra nella propria vita un Drago (più Draghi) da sconfiggere per conquistare un Tesoro: paure, credenze, attaccamenti, condizionamenti, aspettative che custodiscono l’accesso alla consapevolezza autentica di sé, quella che si nasconde dietro la maschera della personalità. E per farlo, dobbiamo scendere nella caverna che più temiamo e compiere il nostro personale Viaggio dell’Eroe. Campbell ha detto: «Nella caverna che più temi si nasconde il Tesoro che più desideri.» Non è una metafora meravigliosa? Le storie e i simboli sono archetipi dell’esistenza umana. Sono “modelli universali” che si manifestano in infiniti modi e ci accompagnano durante la Vita. Sono i nostri alleati più preziosi.
Fai parte dell’Ecosistema Edutainment ideato dal Prof. Carlo Cuomo. Grazie a questa rete hai portato la Gamification e il Game Based Learning nelle scuole e nelle aziende: quali sono le resistenze più comuni che incontri in questi ambienti tradizionali e quali, invece, i benefici più sorprendenti quando il gioco diventa uno strumento educativo?
Sì, colgo l’occasione per ringraziare di cuore il Prof. Carlo Cuomo (Il Prof dell’Edutainment) e tutti i membri dell’Ecosistema Edutainment. Incontrare Carlo e stare a stretto contatto con le persone e i professionisti straordinari che compongono la rete è per me un privilegio e una preziosa opportunità di crescita personale e professionale. Lo dico con il cuore: sono tutte persone straordinarie che hanno passione, dedizione e talento. Per chi non sapesse, l’Ecosistema Edutainment è una rete di Ambassador, Docenti e Professionisti operanti in diversi settori accomunati dall’utilizzo della metodologia dell’Edutainment. Abbiamo una vastissima offerta formativa per scuole e aziende, con strumenti innovativi come la Gamification, il Game Based Learning, lo Storytelling e tanti altri.
Fino ad oggi, ho fatto formazione nelle scuole ed è per me una grande palestra. Al di là che in un gruppo c’è sempre chi già applica nuovi strumenti per la didattica e chi invece ha bisogno di più tempo per diventare confidente, forse le resistenze maggiori sono insite nel sistema stesso. Nel senso che spesso, pur volendo, un docente non ha la possibilità di applicare tutto ciò che di innovativo apprende perché si trova a rincorrere. Oggi un insegnante, suo malgrado, si sente un “burocrate”: tanti oneri che distraggono dalla natura del ruolo, che dovrebbe essere accompagnare e guidare nell’apprendimento. Torniamo al discorso di prima, del Mentore che si è smarrito. Il Mentore è fondamentale. È colui o colei che sostiene l’Eroe e gli dice: «Puoi farcela!» I benefici sono molteplici, dall’apprendere facendo (learning by doing) e divertendosi fino a quello che trovo eccezionale, e cioè imparare attraverso tentativi ed errori. Questo aspetto permette di stabilire una “relazione sana” con l’errore perché più sbagli, più impari e acquisisci conoscenze.
La tua attività dimostra che l’intrattenimento, la narrazione e il gioco non sono distrazioni, ma potenti motori di trasformazione sociale e professionale. Guardando alle sfide educative e aziendali dei prossimi anni, come immagini l’evoluzione dell’Edutainment nel nostro Paese?
Bella domanda! Immagino l’Edutainment al servizio di una scuola rinnovata. Vedo classi di dieci, quindici studenti al massimo, in cui ci sia la possibilità di ascolto, condivisione, riflessione. E nelle quali si possano far emergere e coltivare i talenti creativi, sociali, imprenditoriali dei ragazzi, attraverso laboratori pratici di sperimentazione su di sé. In cui l’insegnante non si senta più un burocrate ma un Mentore che accompagna gli studenti nel viaggio dell’apprendimento per prepararli a fronteggiare i Draghi che incontreranno lungo il sentiero della vita. Una scuola che non pensi solo a trasferire conoscenze e competenze ma che insegni alle nuove generazioni il rispetto della comunità, degli animali, della Natura in tutte le sue forme, per formare l’Uomo Nuovo di domani, il Custode della Madre Terra. Colui che ha davvero compreso, come già avevano compreso i popoli ancestrali, la sacralità del Pianeta e di tutte le specie che lo abitano e che, forse, oggi la corsa sfrenata alla tecnologia ha offuscato. Questo è quello che immagino per il domani.
Giampaolo Runello
Intervista a Giampaolo: Oltre il coaching tradizionale
Redazione The Digital Moon
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