Intervista a Claudio Santoro: Scopriamo il suo percorso
Intervista a Claudio Santoro: Scopriamo il suo percorso
TDM: Nato a Roma nel quartiere di Monteverde, dal 2009 ti dedichi alla professione di ghostwriter ed editor, aiutando gli altri a dare forma alle loro storie e curando antologie di racconti. Da dove nasce questa tua vocazione per il lavoro “dietro le quinte” della pagina scritta e qual è la sfida più stimolante nell’entrare nella mente e nella voce di un altro autore?
Credo sia un modo di essere. Sono tendenzialmente camaleontico, e non credo di esserlo perché faccio il ghostwriter. Al contrario, ho scelto di fare questo mestiere perché sono camaleontico. Mi piace sperimentare generi e stili diversi. Ho i miei gusti, le mie preferenze, ma la cosa fondamentale, per me, è testare cose nuove, mettermi alla prova con progetti diversi. Alcune idee funzionano, altre si rivelano esperimenti e nulla più. Ma se non provi, come fai a sapere fin dove puoi spingerti e cosa ti piace davvero?
Come ghostwriter lavoro a contatto con le persone. A volte si tratta di raccontare una storia di fantasia che l’autore non riesce a mettere nero su bianco per mancanza di tempo o di esperienza. Altre volte raccontiamo una storia vera. È bello e può rivelarsi molto toccante. Si tratta di scavare nella memoria riportando alla luce ricordi spesso dolorosi. Questo crea un legame con l’altra persona.
Nel mio caso, molti clienti sono diventati anche buoni amici. Non è così per tutti, ognuno ha il proprio approccio a questa professione ed è giusto che sia così. Per me il legame di stima e fiducia reciproche è fondamentale. Poi si cerca di creare uno stile unico, una voce autoriale che rispecchi quella del committente. La domanda che un ghostwriter dovrebbe porsi è: “Come sarebbe questo libro se a scriverlo fosse il cliente che te lo ha commissionato… ma con addosso un bagaglio di esperienza nella scrittura?”. Se riesci a rispondere a questa domanda sei a tre quarti dell’opera.
TDM: Nel panorama della grande letteratura e della narrazione d’autore, maestri e visionari immortali del calibro di Edgar Allan Poe, Fëdor Dostoevskij e Franz Kafka hanno dimostrato come la scrittura possa esplorare le pieghe più profonde e misteriose dell’animo umano. Guardando alle tue pubblicazioni con editori come Les Flâneurs, I Parolanti e Edizioni della Sera, quanto senti forte l’influenza di questi giganti nella tua produzione personale?
Sento l’influenza degli autori che hai citato e che hanno ispirato la mia vita, non solo l’inchiostro sui miei fogli. Parliamo di geni irraggiungibili, persone che prima ancora di essere artisti sono stati esseri umani giganti con biografie di grande fascino. È raro trovare qualcosa del genere fra gli autori contemporanei.
C’è anche un’altra questione: parliamo di autori che non avevano paura di esporsi e di dire la loro opinione. In alcuni casi potevano restare in silenzio per puro egocentrismo, non certo per paura. Oggi, almeno in Italia, facciamo fatica a esporci per paura di rovinare il nostro piccolo orticello e perdere qualche “compratore”. Non ti sembra uno scenario desolante?
TDM: Oltre alla narrativa, la tua creatività trova sfogo nella sceneggiatura cinematografica, con diversi cortometraggi realizzati a partire dai tuoi testi. Ispirandoti al grande cinema di figure iconiche come Charlie Chaplin, Sergio Leone e Stanley Kubrick, in che modo cambia il tuo processo di scrittura quando immagini una storia destinata a prendere vita sul grande schermo?
Anche qui parliamo di giganti studiati ancora oggi e raccontati in libri, film biografici e dagli appassionati. Sono personalità che possono ispirarti ma con cui non puoi competere.
La mia passione per il cinema è nata prima del mio amore per i libri. Il problema è che realizzare un film è molto più complesso che scrivere un libro. Nel 2026 ho avuto la fortuna di conoscere Marco Bassi, un regista emergente con cui è nato un rapporto di amicizia spontaneo e prolifico sul piano artistico. Noi ci consideriamo “compagni di giochi”, lavoriamo a quattro mani sulla sceneggiatura e cerchiamo ossessivamente di migliorare ogni singolo elemento dei nostri progetti. L’occhio dietro la macchina da presa è il suo, e posso assicurarti che è un grande occhio. È grazie a Marco Bassi se ho visto per la prima volta una mia sceneggiatura trasformarsi in un film.
TDM: C’è un luogo comune secondo cui lo scrittore sia una figura sedentaria, immersa tra fumo e caffè; tu smentisci questa immagine praticando regolarmente la corsa e dedicandoti al calisthenics. In che modo la disciplina dello sport e l’allenamento fisico influenzano la tua chiarezza mentale, il tuo ritmo di lavoro e la tua creatività alla scrivania?
I luoghi comuni nascono per una ragione. Anche io sono stato inchiodato dietro una scrivania a fumare sigarette e bere birra. È un’attività di contorno molto comoda se devi scrivere un libro. Ma c’è una via migliore: l’attività sportiva. All’inizio non lo puoi capire, se come me ti sei abituato a sporcarti le mani di cenere una trentina di volte al giorno.
La corsa mi ha sempre affascinato. A parte qualche periodo altalenante a vent’anni, non l’ho mai praticata sul serio. Poi, qualche anno fa, ho iniziato a intendere la corsa in un modo nuovo. Correre e migliorare richiede costanza, ma anche ricerca di sé, di nuove sensazioni nel corso del tempo. Il calisthenics è, tra le tante cose, una questione di autoconsapevolezza del proprio corpo.
Ciò che ho imparato dallo sport è la disciplina. È anche una questione di “confini”: riscopri il tuo corpo e senti che puoi arrivare da un’altra parte, un po’ più in là, oltre la persona che credevi di essere.
TDM: Sul tuo sito web (asperlabor.it) e attraverso i tuoi canali social metti in luce la tua voglia di sperimentare continuamente tra narrativa, editing e nuovi progetti visivi. Quali sono le prossime sfide editoriali o cinematografiche a cui stai lavorando e verso quali nuovi territori narrativi desideri spingerti in futuro?
Con Marco Bassi stiamo lavorando a un nuovo cortometraggio. È una specie di droga: la creatività emerge e non si riesce a smettere. I nostri progetti hanno iniziato a ricevere premi e questo ci ha fornito un’ulteriore spinta.
Per quanto riguarda la narrativa, amo la forma del racconto e sono convinto sia troppo poco valorizzata. Se ci pensi, i più grandi autori italiani degli ultimi due secoli hanno dato il meglio della loro penna proprio in questa forma poco considerata dal mercato. Credo sia giunto il momento di sferrare un attacco alle false credenze e tentare un rilancio di quella forma d’arte che è il racconto.
Claudio Santoro (Scrittore, Ghostwriter, Editor, Sceneggiatore)
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Redazione The Digital Moon
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