Intervista a Marco Scordamaglia: Aspirante scrittore
Intervista a Marco Scordamaglia: Aspirante scrittore e il piacere della condivisione
TDM: Aspirante scrittore di 27 anni residente a Desio ma con orgogliose radici calabresi, dividi le tue giornate tra lezioni di scrittura, letture e la cura del tuo club del libro e della relativa pagina social. Da dove nasce questa viscerale passione per le storie e qual è stato il momento esatto in cui hai capito che il racconto sarebbe diventato il tuo linguaggio e la tua forma d’espressione principale?
Voglio iniziare questa intervista ringraziando per l’opportunità data. Le storie hanno sempre fatto parte della mia vita anche se in diverse forme, quando ero più piccolo principalmente sotto forma di cinema, con l’appuntamento fisso al cinema ogni week end, le serie TV che attendevo con trepidazione ogni sera e fumetti con il mitico Topolino, compagno fedele della mia infanzia, e gli albi della Marvel che si sono aggiunti durante l’adolescenza. La letteratura ha preso piede in me più lentamente dopo il mio diploma. È però durante il momento più difficile della mia vita – che coincide con la perdita di mio fratello Gabriele – che mi sono reso conto del ruolo salvifico rappresentato dai libri e dalla lettura.
Da quel periodo non c’è stato un giorno in cui non ho aperto un libro per immergermi nella sua storia. Non c’è stato un vero momento in cui l’ho capito ma credo di aver avuto diversi episodi che mi hanno portato a capirlo. Durante l’ultimo anno di liceo una traccia di un tema – credo fosse di italiano o religione – chiedeva di immaginare sé stessi dopo dieci anni. Io sono affetto da Distrofia Muscolare di Duchenne e dunque capirete che la mia malattia comporta anche il fatto di non poter pensare troppo in là, con il futuro che a volte fa anche paura, così a quella semplice domanda non ho saputo o non ho avuto la forza di rispondere. Per molto tempo è rimasta come un tarlo nella mia mente aggiungendosi al forte desiderio – che ancora ho oggi – di voler lasciare una traccia del mio passaggio nel mondo e più ci pensavo e più maturava in me l’idea di coltivare la scrittura, talento in cui sentivo di essere portato.
TDM: Nel panorama della narrativa e del grande cinema d’autore, maestri del racconto ed esperti narratori — pensiamo ad autori capaci di creare mondi avvolgenti come Stephen King o ai grandi registi del cinema contemporaneo — hanno spesso dimostrato che la vera forza di uno storyteller risiede nella capacità di osservare il dettaglio ed emozionare. Guardando alle tue letture e alle tue serie TV preferite, quali opere e quali maestri hanno influenzato di più la tua visione della scrittura?
Io non posso dire di aver avuto questa lunga esperienza con la letteratura – cerco ogni giorno di migliorare in questo – ma le opere che mi hanno influenzato di più e hanno alimentato la fiamma del desiderio di voler esprimermi con la scrittura sono:
“Come fermare il tempo” di Matt Haig, un libro poco conosciuto in Italia che mi è rimasto nel cuore. Parla di un uomo che non invecchia e si sofferma moltissimo sulla solitudine del protagonista nel quale mi sono immedesimato molto. Lo stile della scrittrice coreana Han Kang, Premio Nobel per la Letteratura nel 2024, che è allo stesso tempo semplice e dirompente.
Mentre un film che mi ha colpito in modo particolare è stato “Perfect Days” di Wim Wenders, che celebra la profondità umana. Sono quindi le storie che raccontano vite umili e la scrittura che emoziona nella sua semplicità e nel suo essere diretta.
TDM: Gestire un club del libro e curarne la presenza digitale richiede un continuo scambio con gli altri e una grande capacità di fare community attorno ai libri. Come vive la tua community questo spazio di confronto e quali sono gli aspetti che ami di più nel guidare i lettori alla scoperta di nuove opere e nuovi autori?
Prima di poter rispondere alla tua domanda devo fare una piccola premessa. Il club del libro che gestisco in collaborazione con Carla Colmegna, giornalista ed ex coredattrice de Il Cittadino di Monza, fa parte della UILDM che per chi non la conosce è l’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. Si tratta dell’associazione di riferimento per le persone affette da distrofia muscolare e per le loro famiglie con l’obiettivo di favorire l’inclusione sociale coinvolgendo i suoi membri con attività e progetti di vario genere.
Con il volontariato e la presenza rappresenta un importante appoggio alle persone con disabilità, oltre a promuovere la ricerca e la diffusione di informazioni sanitarie sulle distrofie muscolari e patologie neuromuscolari.
Detto questo il progetto del club del libro si è inserito egregiamente in questa realtà e, per rispondere alla tua domanda, la nostra community è più che mai attiva, con il gruppo WhatsApp in cui ci scambiamo opinioni, consigli e ci accordiamo per trovarci una volta al mese su Google Meet per discutere il libro letto. L’aspetto che amo è il confronto con gli altri, vedere che la stessa opera può suscitare pensieri ed emozioni differenti in ognuno di noi, e la soddisfazione di far apprezzare autori e libri che altrimenti non avrebbero avuto modo di conoscere.
TDM: La tua quotidianità è ricca di affetti e stimoli creativi, trascorsa nella tua casa a Desio insieme ai tuoi genitori e alla tua cagnolina Shiba Inu, compagna insostituibile delle tue giornate. In che modo l’ambiente di casa, il calore della tua famiglia e i momenti di relax insieme a lei alimentano la tua ispirazione e la tua routine di studio e composizione?
Passare bei momenti con la mia famiglia, la mia cagnolina Sophie e le persone a me più care fa sì che quando mi metto a scrivere riesca a trovare la concentrazione e la spinta di poter continuare a farlo. Molto spesso penso di concedermi anche troppi momenti di relax ma soprattutto chi scrive ha bisogno di staccare la spina per poi riattaccarla nel momento migliore.
TDM: Guardando al futuro e ai progetti su cui stai lavorando con impegno attraverso le tue lezioni di scrittura, c’è un romanzo o un genere narrativo in particolare con cui desideri debuttare nel mondo editoriale? Quale messaggio o emozione speri di trasmettere a chi leggerà la tua prima opera?
Sì, un romanzo c’è ma è ancora tutto da scrivere. Il genere credo si possa definire narrativa di formazione ma quel che ho più chiaro in mente è il messaggio che voglio trasmettere: non importa quanto tu stia male perché legandoti a quello che ami fare e alle persone che più ti vogliono bene puoi uscirne più forte che mai.
Spero di avere il modo e le capacità di trasmettere questo messaggio con il mio romanzo di esordio.
Marco Scordamaglia (Aspirante Scrittore)
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Redazione The Digital Moon
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