Intervista a Sofia: L’anima del disegno
Intervista a Sofia: L’anima del disegno
Sofia, hai iniziato a tatuare a 16 anni, facendo sul serio a 18, ma l’arte ha fatto parte di tutta la tua vita attraverso il disegno dal vero, i ritratti e i paesaggi. In che modo questa solida formazione pittorica e accademica ha influenzato la sicurezza del tuo tratto quando hai iniziato a incidere la pelle?
Fin da bambina chiedevo a mia mamma di riempirmi il corpo di disegni: dragoni, sirene, fate. Sapevo già che la mia strada sarebbe stata il tatuaggio. A scuola venivo spesso sgridata perché disegnavo sulle mie mani o sulle braccia delle mie compagne; ho sempre trovato molta più ispirazione sulla pelle che sulla carta. La mia formazione nasce dall’osservazione: mi guardo attorno, fotografo la realtà e ci costruisco sopra i miei progetti. Questa abitudine di catturare il mondo reale e trasformarlo in arte mi ha dato una grandissima sicurezza fin da subito, permettendomi di vedere la pelle non come un limite, ma come la tela perfetta su cui esprimermi.
Definisci il tuo stile come avanguard, caratterizzato soprattutto da figure femminili che rappresentano divinità dagli occhi completamente bianchi e privi di espressione emotiva. Da dove nasce l’esigenza di privare queste divinità dello sguardo e cosa desideri trasmettere attraverso questa scelta visiva così potente e misteriosa?
Penso che le divinità siano esseri perfetti e, in quanto tali, distaccati dalle passioni umane. Gli occhi sono il punto focale delle emozioni: privandole dello sguardo, le pongo in uno stato di assoluta razionalità, libere da rabbia, tristezza o sofferenza. Queste figure trasmettono a me per prima la forza e il coraggio di affrontare i momenti drammatici della vita senza lasciarmi trascinare dall’emotività, dato che sono una persona estremamente sensibile. Inoltre, amo che queste divinità appartengano a culture diverse – asiatica, indiana, africana, araba, norvegese – perché il mio obiettivo è racchiudere ogni forma di bellezza globale, celebrandole tutte con lo stesso identico rispetto.
Accanto alle tue divinità, ami molto il genere floreale, ma con un approccio unico: fotografi tu stessa i fiori dal vivo e poi ricrei i progetti totalmente da zero. Quanto conta per te l’autenticità di partire da uno scatto personale e reale prima di trasformarlo in un tatuaggio sulla pelle?
Per me l’autenticità è tutto. Ho sempre rifiutato l’idea del “copia e incolla”: per me il tatuaggio deve essere un’opera d’arte unica, che appartiene solo a me e al cliente. Quando guardo il mondo vedo arte ovunque, e catturarla con la fotografia è il mio modo di gettare le basi del progetto. Voglio essere il canale attraverso cui il cliente esprime se stesso, traducendo la sua idea nel mio stile, con la massima dedizione. Ogni volta che inizio un nuovo lavoro, il mio obiettivo è sempre lo stesso: fare in modo che sia il miglior tatuaggio che io abbia mai realizzato.
Parallelamente allo studio di tatuaggi, lavori come make-up artist per eventi e cerimonie importanti come i matrimoni. Come riesci a far coesistere l’estetica forte, concettuale e a tratti oscura del tuo stile di tatuaggio con la delicatezza e la luminosità richieste nel trucco per i giorni più speciali dei tuoi clienti?
In realtà, questi due mondi sono molto più vicini di quanto sembri. Anche nei miei tatuaggi più scuri c’è una forte componente di delicatezza: le mie dee, per quanto distaccate, hanno lineamenti curatissimi, eyeliner perfetti e visi che ricordano un vero e proprio make-up. Nel trucco applico la stessa sensibilità artistica: dove altri vedono difetti, io vedo particolarità da valorizzare. Truccare un viso per un matrimonio è come dipingere su una tela, giocando con sfumature, luci e linee. In entrambi i casi, il mio punto focale è la persona che ho davanti: l’obiettivo è ascoltarla e realizzare qualcosa che la faccia sentire bellissima.
Il tuo nome d’arte, Madame Butterfly, racchiude una dedica profondamente intima e commovente per tua sorella, scomparsa dodici anni fa. In che modo la sua presenza e il simbolo della farfalla continuano a guidare la tua mano, a darti la forza nel tuo percorso e a riflettersi nella sensibilità con cui crei ogni singola opera d’arte?
Quando ho perso mia sorella avevo solo 13 anni. Per molto tempo ho vissuto in un vuoto profondo; la mia quotidianità era stare con lei, accudirla, e lo facevo con immenso amore. Era una ragazza solare e ricordo ancora il suo ultimo compleanno, quando la truccai e lei non smetteva di sorridermi, sentendosi bellissima. In quel momento ho capito cosa volevo fare nella vita: rivedere quel sorriso sul volto delle persone. Invece di arrendermi al dolore, ho deciso di vivere la mia vita anche per lei, dedicandole ogni mia vittoria e lavorando con purezza. Dopo la sua scomparsa, camminando in montagna, notavo spesso una farfalla che mi accompagnava lungo il percorso. Mi piace pensare che lei, che in vita era bloccata dalla disabilità, ora sia finalmente libera di volare, bellissima e senza limiti. Ecco perché ho scelto Madame Butterfly: è la dedica all’obiettivo più importante della mia vita.
Sofia Bertazzoli |Ig: @madame.butterfly.ttt
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Redazione The Digital Moon
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