Intervista a Wisam: Il calcio oltre i 90 minuti
Intervista a Wisam: Il calcio oltre i 90 minuti
La tua passione per il calcio ha radici profonde ed è nata grazie a tuo padre, che fin da quando eri piccolissima ti spiegava regole e dinamiche di questo sport. In che modo quegli insegnamenti d’infanzia hanno influenzato il tuo modo attuale di analizzare e raccontare il calcio su @wisstories?
Devo tantissimo a mio papà. Se oggi inseguo questo sogno è soprattutto grazie a lui. Fin da quando ero piccolissima mi spiegava le regole, la tattica, le curiosità e tutto quello che c’era dietro una partita. Ma la cosa più importante che mi ha trasmesso non è stata la conoscenza del calcio, bensì l’amore per questo sport. Mi ha insegnato a guardare oltre il risultato, a cogliere le emozioni, le storie e i sacrifici che ci sono dietro ogni partita e ogni giocatore. Credo che il mio modo di raccontare il calcio nasca proprio da lì. È un percorso difficile e competitivo, ma ogni volta penso che, se non fosse stato per lui, probabilmente tutto questo non sarebbe mai iniziato. E questa è una cosa che porterò sempre con me.
Hai costruito il tuo percorso con grande determinazione, partendo dai laboratori di giornalismo alle medie fino alla laurea in Comunicazione e al recente master con RCS Academy – La Gazzetta dello Sport. Quanto è stata importante questa solida base accademica nel darti gli strumenti per muoverti in un settore competitivo come il giornalismo sportivo?
Per me il percorso di studi è stato fondamentale. Arrivavo da anni di liceo che, per diversi motivi, sono stati piuttosto complicati e mi avevano fatto perdere tante certezze. L’università mi ha aiutata a crescere, a ritrovare fiducia in me stessa e a capire che quella che sembrava una passione poteva davvero trasformarsi in un obiettivo concreto. Il master, invece, è stata un’esperienza diversa ma altrettanto importante: abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con tanti professionisti del settore, ognuno con un punto di vista differente, e questo mi ha permesso di ampliare la mia visione e capire ancora meglio quale strada voglio intraprendere. Credo che studiare sia importante perché ti fornisce strumenti, competenze e occasioni di crescita, ma poi la differenza la fa la persona: bisogna avere voglia di mettersi in gioco, fare esperienza, sbagliare e imparare continuamente. Soprattutto in un mondo complesso e competitivo come quello del giornalismo, credo sia fondamentale non permettere mai che la passione venga spenta: è proprio quella che ti dà la forza di buttarti, affrontare le difficoltà e continuare a credere nei tuoi obiettivi.
Con il tuo progetto social gestisci l’intero processo creativo, dalla ricerca delle notizie alla post-produzione, alternando lo storytelling nel tuo studio personale ai reportage live dagli stadi con il tuo collega Matteo Rizzi. Quali sono le sfide più grandi nel creare contenuti che siano al tempo stesso giornalisticamente curati e adatti ai ritmi dei social media?
La sfida più grande è trovare il giusto equilibrio tra qualità e immediatezza. Oggi le notizie viaggiano velocissime e vengono riportate praticamente ovunque. Proprio per questo ho scelto di puntare soprattutto sullo storytelling: mi piace raccontare curiosità, episodi e storie che magari molti non conoscono, piuttosto che limitarmi a riportare una notizia del momento.
Quando realizzo i contenuti da sola mi occupo di tutto, dalla ricerca delle storie all’ideazione, dalle riprese al montaggio fino alla pubblicazione. La cosa che più mi aiuta a superare questa sfida è sicuramente la mia determinazione e la mia puntualità, ma non solo. È un lavoro che richiede velocità, precisione e creatività, e fondamentale è anche il confronto con Matteo. L’ho conosciuto proprio durante il master, a dimostrazione di quanto un percorso di studi possa lasciarti molto più di semplici nozioni. Oltre a essere un collega è diventato un caro amico con cui condivido la stessa passione. Il confronto con una persona così preparata e competente mi permette di crescere continuamente. Quando lavoriamo insieme, sia negli stadi sia durante eventi sportivi, seguiamo ogni fase del progetto fianco a fianco, dalla stesura dello script al montaggio, confrontandoci e aiutandoci a vicenda. Ognuno porta il proprio punto di vista e le proprie capacità, rendendo il risultato finale più completo e curato e permettendoci di imparare sempre qualcosa di nuovo l’uno dall’altra.
Il tuo obiettivo dichiarato è raccontare il calcio in modo autentico, mettendo al centro le emozioni e le storie delle persone. In un’epoca in cui spesso dominano le polemiche o i soli numeri, qual è la chiave per far appassionare il pubblico al lato più umano e romantico di questo sport?
Credo che la forza del calcio sia quella di creare emozioni e ricordi che vanno ben oltre ciò che succede in campo. Dietro una partita ci sono persone, percorsi, sogni, delusioni, rivincite e legami che spesso non vengono raccontati abbastanza. È questo l’aspetto che mi affascina di più e che cerco di trasmettere attraverso i miei contenuti. Una delle soddisfazioni più grandi è vedere che i miei video vengono guardati anche da persone che non seguono abitualmente il calcio. Mi piace pensare che, anche solo per un minuto, possano incuriosirsi, fermarsi ad ascoltare una storia e scoprire qualcosa di questo sport che magari non seguono. Se riesco a far capire che il calcio può essere anche cultura, emozione e racconto, allora penso di aver raggiunto il mio obiettivo.
A soli 23 anni hai già alle spalle una formazione importante e una community attiva. Guardando al futuro della comunicazione sportiva, quali sono i prossimi traguardi che ti piacerebbe raggiungere e come vedi l’evoluzione della figura del giornalista-creator nei prossimi anni?
Mi considero ancora all’inizio di un’avventura che spero possa essere lunghissima. Ho tantissimo da imparare e proprio questo è uno degli aspetti che mi motiva di più. Mi piacerebbe continuare a crescere, collaborare con realtà sempre più importanti e avere la possibilità di raccontare grandi eventi sportivi, senza perdere il mio modo di comunicare e la mia autenticità. Credo che la figura del giornalista-creator sarà sempre più centrale. Oggi non basta saper raccontare una notizia, bisogna capire come comunicarla, adattarla ai diversi linguaggi e riuscire a coinvolgere le persone senza perdere credibilità. È un mondo in continua evoluzione e proprio per questo credo tantissimo in questo percorso. La cosa più bella è che, per me, non rappresenta solo un lavoro, ma una passione. Ogni contenuto che realizzo, ogni giornata trascorsa negli stadi e ogni nuova esperienza mi ricordano perché ho scelto questa strada. E penso che divertirsi mentre si lavora sia una fortuna enorme.
Wisam Laazizi |Ig: @wisstories
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Redazione The Digital Moon
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