Intervista a Maelita: Tra libertà e desiderio
Intervista a Maelita: Tra libertà e desiderio
In che modo il tuo lavoro come mistress si intreccia con la psicologia e la comprensione delle persone?
Nel bdsm è fondamentale riuscire a comprendere chi si ha di fronte, sia per permettere un gioco dove si rispettano i limiti e consensi di tutte le persone presenti, e sia per riuscire a riconoscere anche il pericolo, in quanto, parlando di Femdom, è la donna ad avere il ruolo dominante.
Ma non tutti quelli che dicono di essere sottomessi alla donna lo sono davvero, a volte sono soggetti pericolosi, quindi tu sex worker in generale HAI BISOGNO di riuscire a capire i rischi anche solo per messaggio, in quanto se si arriva a fare la sessione reale senza capire i rischi già così, gli permetti di metterti in pericolo, non è colpa tua se esistono queste persone, ma purtroppo è tua e, ripeto purtroppo, solo tua la responsabilità di tutelarti, almeno al momento, in più essendo molte le pratiche mentali, ma riguarda anche quelle fisiche perché è sempre la mente che porta ad apprezzarle, tu Dom devi riuscire a capire in base al linguaggio del corpo e delle espressioni se l’altra persona sta apprezzando o lo sta percependo come trauma, in quanto il filo tra i due è veramente molto sottile.
Cosa significa per te “libertà di espressione” nella vita quotidiana e online?
La libertà di espressione secondo me è il modo più puro per essere se stessi, per come è fatta questa società siamo portat* ad essere qualcun altro, qualcuno che rappresenta lo stereotipo sociale, ma che in veramente pochi ci si rispecchiano, per me è importante rompere questi castelli di sabbia, e dico sabbia perché quando decidi di essere chi non sei, ti sgretoli, se ci fosse realmente libertà di espressione ci sarebbero castelli di legno, di cemento, di mattoni, ognuno è fatto a modo suo e dovrebbe costruirsi con quello che vuole.
Con questo intendo dire che se una persona può esprimere quello che è e anche quello che pensa davvero, ha il collante tra corpo e anima, non parlo ovviamente di chi usa la libertà di espressione come scusa per insultare il prossimo, perché un conto è esprimere cosa si pensa e cosa si è, un conto è criticare la libertà di espressione di un altro, cosa che sui social succede spesso, viene confuso l’insulto di una persona sgretolata verso una persona che si sta costruendo, da quest’ultima persona che mostra magari semplicemente se stess* e il suo modo di essere, queste persone la chiamano libertà di espressione ma parlano secondo me con la voce di qualcun altro, o direi qualcos’altro, e cioè del costrutto sociale.
Come vivi e racconti la libertà di genere e di specie attraverso i tuoi contenuti?
Devo essere onesta sui miei social non parlo di questo al momento, non mi sembra il caso, essendo un personaggio piccolo creerei una community di persone che già la pensano come me, a me invece piacerebbe che il mio pensiero si allargasse fino ad arrivare a chi ha ancora da capire quanto sia fondamentale rispettare il prossimo, senza scuse, perché non esiste un reale bisogno primario che include il togliere la libertà ad un altro essere vivente, che sia uomo o donna, che faccia parte della comunità lgbt, che sia disabile o che sia un animale, la mia famiglia mi diceva sempre “non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te” mentre magari cucinavano le fettine panate, è un grande paradosso perché non penso che la mia famiglia volesse essere immersa nella placenta, poi fritta e mangiata da un essere più grande di noi, e penso neanche altri (mi scuso se sono stata troppo cruda spero non vi venga la salmonella).
Io vorrei che il mio messaggio arrivasse a persone come la mia famiglia, tanto tempo fa ho lavorato come cameriera in un ristorante dove quando c’era da pulire i bagni o spolverare lo dovevo fare io perché “le femmine puliscono” inutile dire che finito il giorno di prova me ne andai, ma in realtà non è cosi inutile, perché di recente, parlando con una mia amica che abita in paese e ancora si fa così, lei stessa ha detto “lo faccio io perché sono donna” io non ho mai
Capito che significa questo “lo fa lei perché è donna” o ” lo fa lui perché è uomo”, siamo tutt* dotat* delle stesse funzionalità psicomotorie, salvando chi ha un handicap dove aprirei un altro capitolo insieme a quella legato alla comunità lgbt, in quanto nel meglio dei casi sono abbandonati a loro stessi, a volte si spera almeno seguiti e aiutati dalle loro famiglie, nel peggiore dei casi anche aggrediti, per me il problema di base è la mancanza di provare amore, in primis verso se stessi, perché sapremmo banalmente provare amore anche verso gli altri, ma se non parte da dentro di noi e nei nostri stessi confronti, purtroppo non abbiamo il mezzo base per riuscire a comprendere il prossimo, cioè l’accettazione di se e quindi degli altri, in questo caso ci sarebbe una comunità più unita con persone che si aiutano a vicenda invece di ostacolarsi, cosa che ritengo senza senso. Un mio modo per comunicare il mio pensiero a riguardo può essere un’intervista come questa e quindi ringrazio la redazione per l’opportunità.
Che ruolo ha la musica nel tuo percorso personale e creativo?
La musica è iniziata ad essere fondamentale per me da quando ho una memoria, mio padre mi raccontava spesso di quando io piangevo se non c’era musica in sottofondo, o che se stavo male era l’unica cosa che mi calmava, infatti mi ha dato modo di andare avanti quando ero nei miei momenti peggiori, perché ti fa sentire viv* quando perdi le forze, ti fa sentire capit* quando nessuno ascolta, secondo me c’è sempre il giusto genere o la giusta canzone per qualsiasi momento, che sia di lavoro, di compagnia o di svago, insomma ogni scusa è buona per premere play, almeno nella mia vita, pur comunque non togliendomi i momenti di silenzio che sono fondamentali per percepire me stessa e il mondo. Mi piace sia ballare che cantare quindi almeno un’ora al giorno la dedico a questo sennò mi sento male, tutt* dobbiamo avere una fuga dalle responsabilità e dallo stress, purché sia sana, e per me la musica è uno di questi, come anche il BDSM citato nella prima domanda che ha sempre fatto parte di me come la musica
Qual è il pregiudizio più grande che vorresti sfatare sul tuo lavoro e sulla tua identità?
Sono tanti i pregiudizi su di me e il mio lavoro, da quando ho intrapreso questa strada sono stati tanti i problemi che ho dovuto affrontare, una parte della famiglia non l’ha presa bene e anche le mie amicizie facevano finta che non fosse cambiato nulla ma invece era cambiato tutto, quelli che non si sono allontanati anche se ci vedevamo mi sentivo sola, come in una bolla, sentivo che le cose erano diverse, e decisi di allontanarmi, rimasi sola, ma non rimpiango questa mia scelta perché mi ha permesso di circondarmi di persone che di pregiudizi non ne ha e di conseguenza non devo ritrovarmi a sgretolarmi per essere omologata a castello di sabbia, siamo tutti diversi, e ci amiamo l’uno per l’altro con la voglia ci scoprirci e comprenderci ogni giorno di più.
La parte che è ancora difficile è il ritrovarsi in certe dinamiche risparmiabili solo perché si pensa che se lavoriamo nel sex working siamo facili, perciò la possibilità di ritrovarsi anche ad esempio in un semplice flirt, anche apprezzato a volte se non fosse che molte altre hanno un tono viscido, probabilmente perché si pensano “tanto fa sto lavoro ci sta” invece ottieni disinteresse, perché anche se faccio questo lavoro, almeno io, apprezzo l’eleganza e l’educazione, quindi il pregiudizio che mi pesa di più è quello che li rende ignoranti, perché basterebbe farsi due domande per capire che così non ottengono neanche un aperitivo con me.
Intervista a Maelita: Tra libertà e desiderio
Redazione The Digital Moon
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