Intervista a Davide: Verità e identità oltre lo schermo
Intervista a Davide: Verità e identità oltre lo schermo
Dopo l’esperienza televisiva, qual è stata la più grande differenza tra come ti percepisci tu e come sei stato raccontato al pubblico?
La differenza è che io conosco il contesto, mentre il pubblico ha visto una narrazione. E le narrazioni, per funzionare, hanno bisogno di essere semplici. In quel caso era decisamente più funzionale valorizzare una figura riconoscibile, quasi stereotipata, rispetto a un percorso meno lineare come il mio: quello di una persona che arriva fino in fondo e poi sceglie di dire no. Non è una critica, è una dinamica televisiva. Ma questo non toglie che si sia creata una distanza importante tra realtà e racconto. Io vivo la complessità delle mie scelte ogni giorno, mentre chi guarda riceve una versione inevitabilmente parziale.
Quello che però mi ha colpito è che su quella narrazione sono state fatte passare come verità una serie di affermazioni senza alcun tipo di riscontro. Io posso accettare di essere frainteso, mi avrebbe sorpreso il contrario. Ma non accetto che il racconto diventi automaticamente verità solo perché è più facile da credere.
Quello che rivendico è la coerenza: posso non piacere, ma non sono mai stato costruito. E nel lungo periodo, la verità ha sempre più forza del racconto.
Nel tuo lavoro di consulente assicurativo indipendente, cosa significa concretamente “mettere le persone al centro” e in che modo EDDA Broker si distingue davvero dal modello tradizionale?
Mettere le persone al centro significa partire dai loro obiettivi, non dai prodotti. Sembra una frase fatta, ma nella pratica cambia tutto: vuol dire rinunciare a soluzioni facili, prendersi il tempo di analizzare davvero e, soprattutto, dire anche dei “no” quando qualcosa non è adatto.
EDDA Broker nasce proprio per questo: non siamo legati a una compagnia, quindi non abbiamo bisogno di “spingere” nulla. Questo ci permette di costruire soluzioni su misura, senza conflitti di interesse. Il modello tradizionale spesso è orientato alla vendita, il nostro è orientato alla responsabilità. E la differenza si vede nel tempo, non nel momento della firma.
Essere esposto mediaticamente ti ha costretto a prendere posizione anche nella vita privata: come gestisci il confine tra ciò che vuoi condividere e ciò che scegli di proteggere?
Ho imparato che la visibilità è una scelta, ma l’esposizione totale no. Condivido ciò che sento coerente con me, non ciò che il pubblico si aspetta di vedere. Il confine lo decido io, e non è negoziabile. La parte più autentica della mia vita resta fuori dai social, perché non tutto ha bisogno di essere raccontato per essere reale. Esporsi non significa concedersi completamente, significa scegliere cosa mostrare senza perdere il controllo di sé.
Negli ultimi mesi sei stato al centro di critiche e giudizi: c’è qualcosa che senti il bisogno di chiarire una volta per tutte, senza filtri ma senza polemiche?
Sì, e riguarda proprio la lettura che viene fatta di quello che pubblico oggi. I reel che sto facendo non nascono né da rabbia né da gelosia, e sinceramente trovo superficiale ridurre tutto a questo.
Non sono una risposta alle accuse, perché a certe dinamiche non si risponde urlando più forte. Sono piuttosto un modo per riportare equilibrio e mettere in evidenza delle incoerenze che, oggettivamente, esistono.
Parliamo di una persona che all’altare era pronta a dire sì e che, poco dopo, ha preso una direzione completamente diversa… proprio verso chi, all’interno dello stesso percorso, rappresentava l’alternativa. Questo non è un giudizio, è un dato di fatto. E allora il punto non è attaccare, ma completare il quadro: perché quando per mesi viene raccontata una sola versione, mettere in luce le contraddizioni non è polemica, è semplicemente completezza. Io non ho mai avuto bisogno di difendermi alzando i toni. Preferisco essere criticato per qualcosa che ho scelto consapevolmente, piuttosto che essere accettato per una versione di me che non esiste.
Guardando al tuo percorso, tra radici, carriera e visibilità pubblica, qual è oggi la scelta più difficile che hai fatto… e quella che rifaresti senza esitazione?
La scelta più difficile è stata espormi, perché significa accettare di essere giudicato anche da chi non conosce nulla di te. Non è naturale, non è semplice, e ha un prezzo. Ma è anche la scelta che rifarei senza esitazione. Perché mi ha costretto a essere ancora più lucido, più selettivo, più consapevole. Le radici mi tengono ancorato, il lavoro mi dà struttura, l’esposizione mi ha dato prospettiva. E oggi so che ogni passo, anche quello più criticato, è stato coerente con la persona che voglio essere.
Davide Aulicino
Intervista a Davide: Verità e identità oltre lo schermo
Redazione The Digital Moon
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