Intervista a Jematria: Tra inchiesta e consapevolezza digitale
Intervista a Jematria: Tra inchiesta e consapevolezza digitale
Come è cambiato il tuo approccio narrativo e investigativo da quando hai iniziato su YouTube nel 2015 ad oggi?
Tantissimo: nel 2015 avevo 16 anni, e avevo iniziato Youtube un po’ come lo iniziano tutti, un po’ per gioco e un po’ per essere ascoltati, (non è che tutti abbiano voglia di starti a sentir parlare tutti i giorni di cose strane di Internet, e lo credo bene). Ho iniziato a occuparmi di cose un filino più serie verso i 18 anni, nel 2017, facendo un reportage su una rete di doxxing e pedopornografia che su Telegram Italia in quell’anno stava mietendo parecchie vittime: parliamo di un’enorme rete di canali e gruppi Telegram con oltre 50 mila iscritti attivi, gestiti spesso da ragazzini (il più piccolo che mi ricordo aveva 12 anni), e questi ragazzini a loro volta erano manovrati da adulti che un po’ per “passione”, un po’ per soldi, avevano creato questi ambienti orribili.
Era estate, quindi avevo parecchio tempo libero dalla scuola, ricordo che ho passato due mesi solo a raccogliere materiale per il reportage, che poi ho consegnato sotto forma di denuncia anonima (ai tempi avevo paura e non conoscevo bene il funzionamento della legge) ai Carabinieri della mia città, che si sono poi occupati di passare tutto a chi di dovere. Queste persone, una volta scoperto che stavo indagando su questa questione, avevano tentato di fare a me le stesse cose che facevano alle loro vittime, arrivando addirittura a pagare degli attacchi con bot ai miei account, ma fortunatamente non sono riusciti a far nulla oltre un certo limite. Dopo che tutto questo è stato sgominato, alcuni ragazzini sono finiti ai domiciliari, ad alcuni hanno addirittura vietato l’utilizzo di dispositivi mobili per molti anni per paura di una recidiva. Altri invece dopo tempo, e dopo essere cresciuti, mi hanno scritto per scusarsi: non che questo cambi le cose orrende che hanno fatto, ma almeno è qualcosa.
In quell’occasione (con un metodo fin troppo autodistruttivo a mio parere) possiamo dire che sia nato un prototipo di quello che poi nel 2019 avrei chiamato Sottobosco, la mia serie principale, nella quale esploro i lati più o meno oscuri di Internet e dei Social. Nel corso degli anni ne sono successe di cose, e ho iniziato ad alternare mie indagini/inchieste con video in cui semplicemente raccontavo storie successe su internet e non. In qualche modo però, mi sono sempre ritrovato in mezzo a dinamiche per le quali, anche involontariamente, ho scoperchiato molti “Vasi di Pandora” dei social, di qualsiasi tipo, per i quali ancora oggi pago le conseguenze. Dopotutto è comprensibile, nessuno che gestisce certi ambienti si dimentica facilmente di essere stato esposto in pubblico, e molti se la legano al dito.
Verso il 2021, per poter dare un volto alle mie inchieste, nasce Sottocopertura, serie che mi piace definire una “costola” che si è staccata da Sottobosco: in quest’ultima infatti ad oggi si raccontano più storie dimenticate o che comunque non mi richiedono indagini, mentre Sottocopertura è la serie d’inchiesta in sé. Dopo 11 anni di questo, credo di essere diventato oltre che più veloce e preciso, anche molto più cauto: ad oggi non mi sognerei mai di espormi tanto quanto facevo quando ero alle prime armi, soprattutto considerando il tipo di ambienti di cui mi trovo a parlare.
Qual è stata l’inchiesta di Sottocopertura più complessa o rischiosa che hai portato avanti, e perché?
Oltre a quella che ti ho raccontato poco fa, ce ne sono state alcune che ricordo bene per il livello di traumaticità: sicuramente la prima che mi viene in mente è quella sulla Lega Italiana Real Vampire, un gruppo di persone che dicono di praticare vampirismo, ritenendosi vampiri a tutti gli effetti (quindi bere sangue, vestirsi come Dracula… tutto fatto però in maniera estremamente seria). Tempo fa esisteva anche il sito, un gruppo Facebook, ma soprattutto uno statuto e una serie di documenti che ai tempi lessi in una puntata.
In questi documenti veniva spiegato come recuperare sangue in posti come i Rave, sfruttando gli insulti che questi Real Vampire ricevono (esempio: siete malati a comportarvi così), per fingersi fisicamente malati e fingere di aver bisogno di una trasfusione. Una volta portati alla luce questi documenti, sono stato minacciato di azioni legali dal presidente della Lega Italiana Real Vampire, che però nel giro di un anno ha cancellato gruppo, documenti e sito. Sito estremamente divertente a suo modo, c’era dentro una quantità di assurdità antiscientifiche che ricordo ancora oggi.
Parlando d’altro, sicuramente quelle più delicate sono quelle inerenti ai gruppi di finto supporti per persone affette da DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare, come Anoressia e Bulimia, ma non solo). In questi gruppi si istigano tutt’ora un sacco di persone a fare gare di digiuno, controllando psicologicamente migliaia e migliaia di ragazzini e ragazzine labili, un po’ alla Black Mirror. Anche qui, una volta pubblicato il materiale che ho trovato, come sempre la reazione è stata violenta, anche perché pare che in questo caso ci fosse anche un ritorno economico dietro, con Telegram Premium che veniva chiesto di pagare.
Nel corso degli anni mi sono occupato anche di molte realtà “nascoste”, come per esempio quelle dei forum di Cannibali (anche questi chiusi nel 2022), Pedofili (sia nel Surface Web che nel Dark Web), Redpill, Gruppi Pro Incesto (specialmente non consensuale), Fan di Serial Killer e Mass Shooter, come i Columbiners, che idolatrano le figure di Eric Harris e Dylan Klebold, che nel 1999 furono responsabili della strage alla Columbine High School, siti di Istigazione al Suicidio (il più famoso è Sanctioned Suicide), arrivando anche ad analizzare disegni di bambini abusati. Diciamo che non mi faccio mancare nulla!
Ovviamente se mi occupassi solo di queste cose non potrei in nessun modo sostenere un’attività del genere, quindi nel corso del tempo ho iniziato ad alternare contenuti pesanti come questi e contenuti più leggeri e pop, e devo dire che questo modo di lavorare mi soddisfa particolarmente! (e mi evita di impazzire). Una recente, che purtroppo è finita male nonostante i miei avvisi, riguarda un TikToker che ci ha lasciati giusto l’estate appena passata. Il suo nome era Thiago Elar, un ragazzo anoressico ricoverato in una clinica dalla quale (non si è mai capito se di nascosto oppure no), pubblicava una media di 20-30 video al giorno, alternando apparenti fasi maniacali in cui pareva stare bene, a fasi in cui piangeva disperato, diceva che lo stavano uccidendo e che la madre lo aveva abbandonato.
In questa inchiesta ho scoperto delle cose raccapriccianti, come per esempio una rete di “supporto” (lo virgoletto, perché è stato uno spettacolo raccapricciante, specialmente per me che ho un DCA attivo in questo momento) composta da persone analfabete che gli facevano fare live quasi tutti i giorni. Non so come spiegarlo senza essere offensivo, ma è quel tipo di persona che in media commenta in modo cozzalo e sgrammaticato i post degli influencer su Instagram. Ecco, questo tipo di persone, capeggiate da un soggetto con precedenti (aveva piazzato degli esplosivi sotto il Comune della propria città), avevano a che fare ogni giorno con questo ragazzo, addirittura andando da lui in clinica e lasciandogli cibo di nascosto (quando in realtà pazienti ridotti in quello stato, e parliamo di un ragazzo sotto i 30Kg, hanno delle regole molto stringenti per non sovraccaricare il corpo).
Queste persone parlavano con una leggerezza di questa condizione che mi ha fatto venire il vomito. Non erano minimamente coscienti del fatto che questo ragazzo avesse dei disturbi seri, che tutto necessitavano tranne che di questa gente malsana intorno, che passava il tempo ad urlare nelle live su TikTok. Questo ragazzo, nonostante i miei continui appelli, mi è stato aizzato contro dalle persone di questa rete, che lo hanno convinto che parlassi di lui per offenderlo, e dopo qualche ultimo mese di agonia è morto di arresto cardiaco, perché continuava a non mangiare e staccarsi il sondino nasogastrico, che serve per alimentare chi è ridotto in quello stato estremo di denutrizione. Ti lascio immaginare il mio sdegno quando ho visto che queste persone sono semplicemente passate alla prossima ragazza anoressica, e tutto spaventosamente alla luce del sole. Ho trattato questa storia nel dettaglio con svariati video, incluso un video di condoglianze, cosa che non solo è stata vista male, quando in realtà basta riguardarsi i miei video per capire che se fossero stati ascoltati davvero e non ridotti ad un “lo stai facendo solo per soldi” (fidati, trattare l’anoressia su Youtube non è esattamente il miglior modo di guadagnare, anzi) e strumentalizzata per creare una narrazione contro di me, a conti fatti sfruttando la morte di questo ragazzo.
Questo, fino a che non sono stato ricoverato a mia volta dopo essere stato convinto da una fetta molto tossica di Youtube Italia che questo ragazzo era morto a causa dei miei video, cosa illogica per ovvi motivi. Purtroppo al momento sono ancora in cura per questa cosa, sono gli ultimi tre mesi di farmaci. Ovviamente nessuno si è mai scusato né con me, ma nemmeno con Thiago per tutto questo. Tutt’ora sono tutti convinti di essere dei fenomeni, eppure sarebbe bastato ascoltarmi, e forse questo ragazzo non dico che sarebbe ancora vivo (comunque aveva i suoi problemi e continuava a staccarsi il sondino), ma probabilmente sarebbe andata meglio di così. Nonostante abbia trattato gli abissi più profondi della mente umana, questa è stata la vicenda più terribile che abbia mai visto da quando sono su Youtube, mi ha profondamente segnato.
Come gestisci il confine etico tra infiltrazione sotto copertura e rispetto delle persone coinvolte?
Per me il rispetto del prossimo viene SEMPRE prima di tutto: anche quando si tratta di mostrare materiale per il quale qualcuno (giustamente) potrebbe pensare che sia giusto esporre qualcuno che ha fatto qualcosa di sbagliato, cerco sempre di ricordarmi che l’ultima cosa che voglio è passare dalla parte del torto. Se del materiale (per esempio, uno screenshot) è disponibile pubblicamente, allora in quel caso lo si può mostrare. Ma se quel materiale l’ho preso di nascosto per fare un reportage, salvo rarissime eccezioni, per le quali comunque metterei a rischio la mia fedina penale, cosa che non reputo furba, si censura il nome e si contestualizza il tutto concentrandosi sul COSA è successo, non sul chi. E’ una questione con la quale sono particolarmente pedante con chi lavora con me o chi si trova a collaborare, perché molte vite sono state distrutte da inchieste mal gestite, e non voglio assolutamente avere questo tipo di colpa addosso. E anche se non ci fosse colpa, reputo questa cosa sbagliatissima.
Quali sono i segnali più importanti che un utente dovrebbe riconoscere per evitare comunità online tossiche o pericolose?
Bella domanda, perché il problema non è solo “cosa succede dopo”, ma capire prima dove ti stai infilando. Sicuramente la prima cosa che osservo in un ambiente è la gerarchia tra i membri: se è presente oltre un certo limite, quell’ambiente ha un’alta probabilità di essere un postaccio. Se c’è un’eccessiva normalizzazione di cose illegali o disturbanti, è probabile non solo che in quell’ambiente ci siano persone che non si faranno mezzo problema a divertirsi a tue spese, non importa quanto pesanti, ma che probabilmente ci sia anche un giro di soldi in mezzo. Dopotutto sono due i motivi per cui qualcuno fa qualcosa: perché gli piace, ma oltre un certo limite è più probabile che lo faccia per guadagnarci, e non è l’ideale diventare vittima di queste persone.
Se poi abbiamo anche una forte pressione a partecipare a questi ambienti, tutto può solo che peggiorare. Mai comunque quanto negli ambienti con una forte cultura dell’umiliazione del prossimo, e ce ne sono di ogni tipo e intensità: si passa da cose di poco conto, a situazioni che sfociano in minestroni di reati molto importanti. Ovviamente in questo tipo di ambienti, nessuno si prende la responsabilità di nulla di quello che succede, tutti sono convinti che finché ti nascondi dietro un account falso, nessuno può trovarti. Fortunatamente non è così, altrimenti vivremmo nel Far West.
Dopo aver incontrato studenti nelle scuole, quali sono le problematiche più diffuse tra i giovani riguardo all’uso dei social e del web?
Per mia esperienza personale, credo il male della nostra società ad oggi sia la FOMO (Fear Of Missing Out), che ci spinge a partecipare ad ambienti che mai avremmo degnato anche di uno sguardo fino al secondo prima, e questo solo per non rimanere esclusi. Da qui viene tutto giù a valanga: cattive compagnie e uso compulsivo della tecnologia per frequentarle, soprattutto quando nessuno ti ha insegnato in modo decente ad usare delle nuove tecnologie con le quali possiamo dire, sei nato. C’è poi la questione del confronto continuo con realtà irrealistiche, che vanno a minare l’autostima in modo estremamente pesante, e questo è il motivo per cui il Cyberbullismo ha un’efficacia così grande, è lì che si appende.
Questa cosa la sperimento molto sulla mia pelle. Da quando ho iniziato a fare questo lavoro, ho iniziato a soffrire di pesanti crisi di ansia come sintomo più leggero tra quelli che ho, e la mia salute mentale è costantemente a rischio. Ho avuto bisogno di un grande lavoro su me stesso per continuare a poterlo fare, e ad oggi va meglio. Incontrando invece gli studenti nelle scuole, e soprattutto i genitori di questi studenti, mi sono reso conto di una cosa: i ragazzini mi ascoltano quasi incantati e fanno un sacco di domande, con i genitori invece spesso è MOLTO più difficile relazionarsi, e credo che sia da lì che parte tutto questo ciclo disfunzionale, per cui tanti tra i più giovani ad oggi soffrono particolarmente l’uso dei social.
Questi ragazzi vorrebbero solo essere ascoltati, ma purtroppo vivono in un mondo che ti bombarda costantemente, nel quale l’eccezione è un ragazzo che viene nella tua scuola a parlarti da pari, trattandoti da persona intelligente quale sei. Se sono riuscito a far capire a dei ragazzini di seconda media un corso di sicurezza informatica, con informazioni sul Dark Web e sul Deep Web, credo proprio che ciò di cui ci si lamenta sia frutto della sempre più crescente incapacità come adulti di ascoltare questi ragazzi e di essere delle guide degne di questo nome.
Jacopo Simone Palese
Intervista a Jematria: Tra inchiesta e consapevolezza digitale
Redazione The Digital Moon
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