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Intervista a Dario Fossati: Un Viaggio Emotivo

Intervista a Dario Fossati: Un Viaggio Emotivo

Nei tuoi viaggi hai incontrato persone e luoghi che hanno ispirato direttamente i tuoi personaggi: c’è un episodio o un incontro in particolare che consideri il cuore emotivo di uno dei tuoi romanzi?

L’incontro che ha dato origine a tutto è quello alla base di Sotto il cielo di nessuno, il mio primo romanzo. Ho conosciuto una persona – chiamiamola Alice – che incarnava quella complessità femminile che mi affascina: intelligente, affermata professionalmente, ma intrappolata in convenzioni e alla ricerca di una libertà perduta.

Da quell’incontro è nata la storia di Marco e Alice, entrambi sposati ma non tra loro. Marco vive un’esistenza stabile ma vuota, finché Alice non accende in lui la voglia bruciante di vivere. Il loro patto è chiaro: non distruggere le rispettive famiglie, vivere il momento senza promesse future.

Il romanzo esplora senza sconti le conseguenze di queste scelte: la passione che si trasforma in ossessione, l’onda d’urto che travolge i coniugi e i figli. Non c’è un lieto fine classico, ma un’analisi spietata di come le decisioni possano definire o distruggere non solo noi stessi, ma anche chi amiamo.


Il tuo stile lirico e introspettivo indaga spesso i conflitti interiori: come riesci a bilanciare l’intensità emotiva con la necessità di mantenere il ritmo narrativo e catturare il lettore?

Il mio stile si basa sull’empatia moltiplicata. Non mi limito a raccontare le emozioni, le mostro attraverso molteplici prospettive. Ogni situazione è vissuta non solo dal protagonista, ma anche dagli altri personaggi, creando un effetto caleidoscopico che mantiene alta la dinamicità narrativa.

Il mio obiettivo non è offrire un archetipo a cui aspirare, ma uno specchio in cui riconoscersi. Questo rende naturale l’alternanza tra momenti introspettivi e sequenze più dinamiche. Le emozioni emergono dall’azione e dal conflitto, non da lunghe descrizioni. Anche il dramma interiore di un personaggio è sempre legato a interazioni con altri, generando tensioni che spingono avanti la storia.


Scegliere l’anonimato in un’epoca dominata dall’immagine dell’autore è una decisione coraggiosa: hai mai temuto che questo potesse limitare il rapporto diretto con i tuoi lettori o, al contrario, credi che renda le tue storie più universali?

L’anonimato non limita il rapporto con i lettori, lo purifica. In un mondo ossessionato dall’immagine del “creator”, credo sia necessario restituire centralità alle storie.

Grazie alla tecnologia posso mantenere l’equilibrio: attraverso i social e strumenti come gli avatar digitali, coltivo un rapporto autentico con i lettori senza esporre la mia persona. La mia strategia è “farmi da parte” senza rinunciare al contatto umano.

Così i lettori possono immergersi pienamente nelle pagine, proiettandosi nei personaggi senza il filtro della mia biografia. La storia diventa più intima e universale, un dialogo diretto tra la narrazione e l’anima di chi legge. Come mi piace dire: Dario Fossati non è solo una persona da seguire, è un universo narrativo da esplorare.


Nel tuo processo creativo hai precisato che l’AI non entra mai nella scrittura vera e propria: puoi raccontare un esempio concreto di come la tecnologia ti abbia supportato senza compromettere l’autenticità delle tue narrazioni?

La tecnologia pervade ogni aspetto del mio lavoro, tranne la scrittura. Utilizzo l’AI per generare contenuti promozionali, creare copertine, analizzare performance sui social e supportare il brainstorming di trame e personaggi.

Un esempio concreto riguarda Presagi dal Futuro: ho usato l’intelligenza artificiale per simulare scenari post-apocalittici, esplorando le conseguenze di eventi catastrofici su larga scala. Questo mi ha permesso di costruire un mondo credibile in tempi rapidi, liberando energie per concentrarmi su ciò che solo l’esperienza umana può trasmettere: la vulnerabilità di Alara, il suo legame con Marco nell’Ucraina devastata dalla guerra del 2022.

Per me l’AI è un game changer. Non si può restare indietro, soprattutto nel self-publishing, che è sì un modello imprenditoriale, ma alimentato da emozioni e storie vere.


Tra i cinque romanzi che hai pubblicato, quale consideri il più rischioso o il più “fuori dagli schemi” rispetto alle aspettative del pubblico, e perché?

Sotto il cielo di nessuno, che a prima vista può sembrare vicino al romance classico, ha un epilogo devastante, lontano dalle convenzioni del genere.

La Trilogia del DesiderioRiflessi di desiderio, Un tango a tre e Mosaico d’amore – affronta relazioni aperte e famiglie queer, tematiche ancora controverse. Presagi dal Futuro unisce fantascienza, romance e fantasy, integrando teorie alternative sulle origini dell’umanità.

Se devo scegliere il romanzo più rischioso, indico Mosaico d’amore. Racconta la costruzione di una famiglia poliamorosa che si trasferisce a Vancouver e cresce insieme, inclusa la nascita dei figli. Il tema del riconoscimento legale delle famiglie queer è particolarmente delicato in Italia.

Non è provocazione gratuita, ma il tentativo di dare dignità narrativa a realtà che esistono ma spesso non trovano spazio nelle storie d’amore convenzionali. Il rischio era perdere lettori più tradizionalisti, ma la scommessa era offrire rappresentazione a chi non si è mai sentito raccontato.


Intervista a Dario Fossati: Un Viaggio Emotivo
Redazione The Digital Moon

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