Intervista a Marino Pastore: Imprenditore e Psicologo
Intervista a Marino Pastore: Imprenditore e Psicologo
Qual è il costo psicologico o personale più significativo che avete pagato – o visto pagare – per raggiungere un obiettivo importante?
Il prezzo più alto spesso non si vede subito. Può essere la distanza affettiva che cresce nelle relazioni, il senso di colpa per il tempo tolto ai propri cari, la rinuncia a momenti di cura personale o il logoramento silenzioso della mente e del corpo.
In alcuni casi, si paga con una perdita di identità: si diventa talmente orientati all’obiettivo da non riconoscersi più al di fuori del ruolo professionale o del risultato ottenuto. Molte persone si accorgono di questo costo solo dopo aver raggiunto ciò che desideravano, quando scoprono che la soddisfazione è temporanea e non compensa ciò che è stato sacrificato.
Quando immaginate il successo, lo vedete come una fonte di benessere e realizzazione, o come una corsa senza fine che non permette mai di fermarsi?
Il successo può assumere due volti molto diversi. Da un lato, può rappresentare un approdo: la sensazione di essere in armonia con i propri sforzi, di vivere risultati coerenti con i propri valori e di godere del percorso.
Dall’altro lato, se vissuto solo come una scalata continua, può trasformarsi in un’ossessione che non lascia spazio a pause, riflessione o gratitudine. La qualità della nostra vita dipende molto da questa distinzione: se il successo diventa una “gara senza fine”, ci espone a stress cronico, confronto costante con gli altri e insoddisfazione permanente. Se invece lo vediamo come una possibilità di crescita personale, allora diventa fonte di energia, equilibrio e benessere.
In che modo la qualità delle vostre relazioni cambia quando vi trovate in condizioni di forte stress o vicini al burnout?
Lo stress intenso e il burnout tendono a erodere le relazioni dall’interno. In questi momenti la capacità di ascoltare si riduce, la tolleranza diminuisce e anche piccoli conflitti possono sembrare insormontabili.
Ci si sente facilmente irritabili, distaccati o emotivamente scarichi, e questo porta a un impoverimento dei rapporti. Paradossalmente, proprio quando più avremmo bisogno di sostegno e vicinanza, rischiamo di isolarci o di allontanare chi ci sta accanto. Imparare a riconoscere questi segnali è fondamentale, perché prendersi cura del legame con gli altri è una delle risorse più potenti per uscire dal burnout e ritrovare equilibrio.
Perché nella nostra società sembra “normale” considerare inevitabile il sacrificio della salute mentale per arrivare al traguardo?
La cultura dominante spesso lega il valore della persona ai suoi risultati e alla produttività. Questo messaggio, ripetuto in diversi contesti – dalla scuola al lavoro – porta a interiorizzare l’idea che “arrivare” significhi necessariamente rinunciare al riposo, al tempo libero e perfino alla stabilità emotiva.
In realtà, questa normalizzazione del sacrificio non è segno di forza, ma di una fragilità culturale che confonde l’efficienza con il benessere. Sacrificare la salute mentale non è inevitabile: è una scelta indotta da modelli sociali che premiano la performance a breve termine, ma che a lungo andare producono esaurimento, disconnessione emotiva e perdita di senso.
Che cosa rappresenta per voi il “vero successo”: raggiungere obiettivi personali, o avere la possibilità di condividerli con le persone che contano davvero?
Il “vero successo” non si misura soltanto in obiettivi raggiunti, ma nella capacità di sentirsi in pace con ciò che si è costruito e di viverlo in relazione con gli altri.
Un traguardo personale ha valore quando è radicato nei propri valori e non solo nell’approvazione esterna. Tuttavia, è la dimensione relazionale che ne amplifica il significato: condividere i propri risultati con chi ci è vicino, con chi ci ha sostenuto o con chi rappresenta per noi un punto di riferimento emotivo, dà un senso più pieno e duraturo. Senza questa condivisione, anche il successo più grande rischia di restare vuoto o di trasformarsi in solitudine.
Se il successo fosse misurato non da risultati esterni, ma dall’equilibrio interiore e da legami autentici, come cambierebbe la percezione della vostra vita?
Un cambiamento di prospettiva di questo tipo ridurrebbe la pressione del confronto e del giudizio sociale. La vita non sarebbe più una corsa verso standard esterni, ma un percorso di auto-conoscenza, crescita e autenticità.
La ricerca di equilibrio interiore permetterebbe di dare più spazio al riposo, alla cura di sé e alla qualità delle relazioni. I legami autentici diventerebbero il metro con cui valutare il proprio benessere, non i riconoscimenti pubblici o i traguardi materiali.
Questo non significa rinunciare agli obiettivi, ma viverli senza perdere di vista ciò che ci fa sentire realmente presenti, vivi e connessi.
Intervista a Marino Pastore: Imprenditore e Psicologo
Redazione The Digital Moon
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