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Il Presidente della Repubblica… ma siamo sicuri?

garante della Costituzione o della stabilità del sistema?


Il Presidente della Repubblica… ma siamo sicuri? garante della Costituzione o della stabilità del sistema?

In Italia, criticare il Presidente della Repubblica è un gesto considerato borderline. Ma se la democrazia ha un senso, il diritto di critica – anche aspra – verso chi ricopre le più alte cariche dello Stato deve essere sempre garantito. Non si tratta di vilipendio, ma di coscienza civica. E proprio in nome della Costituzione, va detto ciò che molti pensano, ma pochi osano scrivere.


Libertà a corrente alternata

Nel 2021, Sergio Mattarella – figura che ha sempre tenuto un profilo istituzionale sobrio e rispettato – dichiarava pubblicamente che la libertà è il valore fondamentale della nostra Repubblica. Un principio condivisibile da chiunque abbia a cuore la democrazia.

Tuttavia, l’anno seguente, nel contesto della gestione pandemica, lo stesso Presidente affermava che “non si invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione”. Una frase che ha lasciato perplessi molti osservatori, specie tra coloro che vedevano nella libertà di scelta – specie su trattamenti sanitari – un diritto irrinunciabile.

Si potrebbe dire che la linea del Quirinale si è dimostrata, almeno in quel frangente, poco sensibile alla tutela delle minoranze dissenzienti, pilastro fondamentale delle società liberali.


Il caso Savona e il potere (politico?) del Colle

Nel 2018, dopo le elezioni politiche, la nascita del governo Lega–M5S fu ostacolata dalla decisione del Presidente di respingere la nomina del professor Paolo Savona al Ministero dell’Economia, in quanto considerato “incompatibile” con la linea europeista dell’Italia.

La scelta generò un intenso dibattito pubblico. Molti costituzionalisti sottolinearono che, sebbene il Presidente abbia il potere di rifiutare una nomina, la discrezionalità esercitata in quel caso fu, secondo alcuni, di natura squisitamente politica.

Domanda legittima: un Presidente “super partes” può condizionare così profondamente l’indirizzo di un governo nato dalle urne?


Rielezione e spirito costituzionale

Nel gennaio 2022, Mattarella fu rieletto Presidente della Repubblica, dopo aver più volte ribadito pubblicamente la volontà di non accettare un secondo mandato. Tuttavia, di fronte alla paralisi del Parlamento, accettò l’incarico “per senso di responsabilità”.

Dal punto di vista giuridico, tutto ineccepibile. Ma molti cittadini hanno percepito questa rielezione come una sconfitta della politica, e come un indebolimento del principio di alternanza previsto implicitamente dallo spirito della Costituzione.


Diritti costituzionali: una tutela a geometria variabile?

Durante il biennio pandemico, sono stati approvati provvedimenti straordinari, come il Green Pass obbligatorio per lavorare, che hanno suscitato polemiche e ricorsi. Alcuni giuristi hanno evidenziato il rischio di una compressione di diritti costituzionali quali il diritto al lavoro (art. 4), alla libera circolazione (art. 16), e all’uguaglianza (art. 3).

In quel contesto, il Quirinale ha mantenuto un profilo prudente, ma questa prudenza è stata interpretata da molti come una forma di silenzio assenso verso politiche fortemente divisive.


Non un caso isolato: i precedenti storici

La figura del Presidente della Repubblica italiana ha spesso assunto, nella storia repubblicana, un ruolo ben più attivo di quanto non si voglia far credere.

  • Giorgio Napolitano, nel 2011, fu protagonista della transizione dal governo Berlusconi al governo Monti, in un contesto di forte pressione dei mercati e delle istituzioni europee.
    – Molti analisti, anche internazionali, parlarono di una “nomina tecnica non passata dalle urne”.
  • Oscar Luigi Scalfaro, nel 1994, intervenne in modo deciso nel contrastare le politiche del primo governo Berlusconi, arrivando a minacciare pubblicamente la crisi istituzionale.
  • Francesco Cossiga, nella fase finale del suo mandato, si trasformò apertamente in “picconatore”, criticando aspramente partiti, magistratura, governo e Parlamento, dando una lettura personale del suo ruolo di garante.

Questi esempi, del tutto pubblici e storicamente accertati, mostrano come la Presidenza della Repubblica possa essere – e spesso è stata – un attore politico attivo, non sempre neutrale come vuole la narrazione ufficiale.


Conclusione: la necessità di una riflessione seria

Non si tratta di demonizzare singole persone. Sergio Mattarella è, per molti, un uomo delle istituzioni, apprezzato per il suo stile sobrio e la sua esperienza giuridica. Ma proprio per questo, è fondamentale che il suo operato sia oggetto di analisi critica e non idolatria acritica.

La democrazia si regge sulla possibilità di porre domande, anche scomode:

  • Il Presidente ha davvero garantito tutti i diritti costituzionali, in ogni frangente?
  • Ha agito sempre da arbitro, o in certi momenti si è fatto giocatore?
  • Ha tutelato la sovranità popolare, o piuttosto la stabilità di un sistema che ha paura del cambiamento?

Chi ama davvero la Costituzione, ha il dovere di chiederselo.


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Anti-Mainstream Eagle of Freedom

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