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Intervista a Rebecca Mannu: Tra psicologia e nuove partenze

Intervista a Rebecca Mannu: Tra psicologia e nuove partenze


Quanto ha influenzato la tua passione per la psicologia nelle scelte di studio e lavoro?

Ha influenzato tanto. qualsiasi cosa faccio o inizio, cerco di capirla in profondità, cerco di capire ogni meccanismo, cerco di capire l’ambiente e le persone… quindi ogni volta mi ritrovo in lavori o in ambienti che mi permettono di capire le cose in profondità, che mi permettono di analizzare. Non riuscirei mai a fare un lavoro “robotico” in cui ci sono processi specifici da fare e in cui non non c’è niente da capire davvero in profondità. Non so se questo sia un mio problema o se sia un bisogno di “avere il controllo su tutto”, ma mi piace. Adoro analizzare tutto.


Qual è stata la sfida più difficile nel conciliare scuola, università e lavoro per quasi 7 anni?

In questi ultimi 7 anni ho sofferto davvero tanto 3 cose, 3 sfide: il non poter passare il tempo con i miei amici o con i miei fratelli . Mi sentivo di perdere gli anni migliori della mia vita, e in realtà tutt’ora credo di averli persi, vedere tutti i miei amici a fare festa, divertirsi ed io sempre a lavorare e a studiare…faceva male. sento di aver perso anche la crescita dei miei fratelli più piccoli, ho pensato di non essere stata una buona sorella maggiore a causa della mia assenza perenne. nei pochi momenti che passavamo insieme mi capitava di guardarli e di pensare “ma quando è cresciut* così tanto? non me ne sono nemmeno accorta”.

Spero un giorno possano avere un bel ricordo di me nei momenti che passeremo insieme, ma sono sicura che ciò che avranno di me sarà sempre “la sorella assente”, e fa male pure questo ahahah; gestire il tempo.

Lavoravo 6 giorni su 7 circa 60 ore a settimana, dalle 15/16 fino a mezzanotte, e nei weekend anche fino all’01.00 o alle 02.00. il problema è che la mattina dovevo svegliarmi o per andare a lezione, o per studiare…e spesso non era facile alzarsi, non era facile concentrarsi… ho avuto diversi e parecchi burnout e uno dei motivi era perchè spesso per la stanchezza non riuscivo a memorizzare cosa stavo studiando e così sentivo di perdere tempo e di non averne mai abbastanza per fare tutto; l’ultima sfida, la più importante…era semplicemente alzarsi ogni mattina e fare tutto, senza mollare.

Alzarsi la mattina e dirsi “ok, anche oggi devi studiare, anche oggi devi lavorare, anche oggi non starai con gli amici, anche oggi non starai con i tuoi fratelli, anche oggi non riuscirai ad allenarti”. Alzarsi ogni giorno stanca e non riaddormentarsi mentre studiavo. (spoiler: in realtà almeno 1/2 volte alla settimana mi capitava di addormentarmi mentre studiavo, soprattutto nell’ultimo anno, 2025, che è stato uno degli anni più pesanti mentalmente per me e l’anno in cui mi sono laureata, e nel 2023 l’anno in cui ho vissuto una difficile situazione in casa perchè oltre a università, lavoro e studio e già tutte le sofferenze che mi portavo dietro da anni, ho vissuto anche uno sfratto, con mia mamma e i miei fratelli, quindi le preoccupazioni erano a mille, il fare i cartoni per il trasloco, la paura di non trovare una nuova casa…)


Cosa ti ha spinto a partire come au pair negli Stati Uniti?

Credo che i motivi siano, anche qui, 3:

1) Imparare bene l’inglese

2) Necessitavo di una pausa da quella vita. Non c’è la facevo davvero più. D’altra parte, non riesco a smettere di migliorarmi, sono ossessionata con la crescita personale e con il voler diventare ogni giorno migliore del giorno prima, quindi necessitavo di una pausa che allo stesso tempo mi facesse crescere…e quindi eccomi qua a fare l’au pair! Qui sto crescendo come persona, ogni giorno e allo stesso tempo mi “riposo”.

3) Vorrei trovare nuove opportunità lavorative, ma so che è molto difficile. Non necessariamente in U.S.A, ma anche solo in giro per l’Europa (spero che questa esperienza e il saper parlare bene inglese mi aiuti davvero!!!)


Se potessi tornare indietro, daresti una possibilità in più al sogno di diventare make-up artist?

Sì!!! Mi pento davvero tanto di non averlo portato avanti… Ogni giorno mi dico che ricomincio, giusto per hobby, ma poi mi dico: “Non ha senso” o “Non sei più brava”. Tornassi indietro, mi direi: “Credi di più in te stessa”, perché il motivo per cui non l’ho portato avanti era che non credevo in me stessa, non credevo che questa cosa potesse portarmi lavoro o avere un futuro. E allora mi sono iscritta all’università e ho scelto una strada più “sicura”.


Qual è la lezione più importante che hai imparato fino ad oggi dal tuo percorso personale?

Domanda tosta. ma una lezione che ho imparato è che ce la faccio sempre anche quando credo di non farcela più. sempre. ho imparato che qualsiasi cosa faccio, riesco a finirla, bene. forse una lezione che dovrei ricordare di più è proprio ricordarmi di credere in me, sempre.

Rebecca Mannu


Intervista a Rebecca Mannu: Tra psicologia e nuove partenze

Redazione The Digital Moon

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