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Intervista a Mario Tangianu: Architettura e Ironia

Intervista a Mario Tangianu: Architettura e Ironia


Qual è stata la tua esperienza più significativa durante gli studi di architettura e come ha influenzato il tuo approccio alla progettazione?

Durante il primo semestre del secondo anno della triennale, nel corso di progettazione del professor Lobos, mi trovai davanti a una sfida complessa: progettare uno spazio di cohousing per persone in difficoltà economica. All’inizio non sapevo da dove partire, ma il professore mi insegnò a cercare ispirazione nell’arte. Scelsi un dipinto di Piet Mondrian: le sue linee rette e gli spazi colorati mi aiutarono a dare ordine e ritmo a un’area altrimenti difficile da gestire. Fu in quel momento che compresi quanto l’arte possa guidare la progettazione e trasformare lo spazio in qualcosa di armonioso e funzionale.


In che modo la tua presenza sui social media ha cambiato il modo in cui vedi la tua carriera professionale e creativa?

Qualche anno fa pensavo che la mia carriera sarebbe stata lineare, che avrei fatto solo l’architetto per tutta la vita. Con il tempo, però, ho capito che la vita è troppo breve per limitarsi a una sola dimensione. L’università di Architettura fornisce già tantissime soft skills: dall’uso dei software grafici alla manualità nei lavori di precisione, fino alla capacità di presentare progetti e lavorare con modellazione digitale.
Oggi non riesco a vedermi solo come architetto, perché sento di dover dare spazio anche alla mia parte creativa e ironica. Essere serio e professionale da un lato, leggero e spontaneo dall’altro, arricchisce il mio percorso, rendendolo più completo e autentico.


Puoi raccontarci di un episodio particolarmente memorabile dal tuo podcast “Storie Comuni” e cosa hai imparato da quell’esperienza?

Una delle interviste più memorabili è stata quella con Pippo Bravo. Poco prima di registrare, ci trovavamo al bar a chiacchierare, e lui mi avvisò che una volta davanti ai microfoni avrebbe fatto un po’ di “casino”. Già solo indossare le cuffie divenne surreale: il cappellino storto gli impediva di metterle correttamente. Durante l’intervista, cominciò a dire e fare cose apparentemente senza senso. Nei primi dieci minuti faticai a seguirlo, ma poi entrai nel suo ritmo e l’intervista si trasformò in una chiacchierata divertente e memorabile, una delle più viste del podcast. Da quell’esperienza ho imparato a restare calmo sotto stress e a trovare la giusta lunghezza d’onda con chiunque.


Come riesci a bilanciare il tuo lato comico e quello serio nella creazione di contenuti, e quali ti sembrano più in sintonia con il tuo pubblico?

Ho iniziato pubblicando video comici e demenziali, mentre recentemente sto sperimentando contenuti più seri, in linea con i miei studi. Durante il primo semestre del 2025, mentre concludevo la tesi, cercavo video semplici ma virali, e in pochi mesi sono passato da 2.000 a 15.000 follower su Instagram.
Il pubblico reagisce meglio ai contenuti ironici e leggeri, ma voglio anche valorizzare gli anni dedicati allo studio. Sto quindi cercando un equilibrio, per far convivere serietà e comicità, senza ridurre la mia crescita professionale a soli video “trash”.


Quali esperienze speri di vivere in futuro e come pensi che queste possano arricchire il tuo percorso artistico?

In futuro vorrei viaggiare, conoscere e sperimentare. Viaggiare insegna a mettere da parte pregiudizi, apprezzare ciò che è diverso da noi e comprendere altri punti di vista. Spesso ci preoccupiamo di problemi che altrove vengono risolti con semplicità. Cambiare prospettiva è una delle forme più evidenti di intelligenza e una grande risorsa anche per la creatività. Ogni viaggio, ogni esperienza, è un’opportunità per crescere e arricchire la propria visione artistica.


Intervista a Mario Tangianu: Architettura e Ironia
Redazione The Digital Moon

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