Intervista a Stefano Vari: Dalla chimica alla comunicazione
Intervista a Stefano Vari: Dalla chimica alla comunicazione
Dopo oltre 15 anni nel settore farmaceutico, cosa ti ha spinto davvero a cambiare rotta e investire tutto nella comunicazione?
È stato un cambiamento in parte voluto e in parte nato dal caso, o forse dalla necessità. Dopo tanti anni in laboratorio, sentivo che qualcosa dentro di me stava cambiando. Avevo bisogno di condividere di più, di entrare in contatto con le persone in modo diretto, autentico. La comunicazione, che è sempre stata una mia passione, è diventata il mezzo attraverso cui rimettermi in gioco. Così ho deciso di ricominciare: ho ripreso a studiare, mi sono formato e ho iniziato a costruire un ponte tra ciò che sapevo fare e ciò che desideravo diventare. Il mio obiettivo era – ed è tuttora – far sì che le mie parole, le mie esperienze e il mio approccio potessero risuonare nelle persone, sia sui social che nella vita reale. È stato un salto nel vuoto, sì, ma anche una scelta profondamente mia.
Come hai unito metodo scientifico e creatività nella tua nuova professione? Ritrovi la chimica, in qualche forma, anche nel mondo della comunicazione?
Sì, è una domanda che mi pongono spesso, e la risposta è: assolutamente sì. Il metodo scientifico è stato una base solida anche nella mia seconda vita professionale. L’ho unito ai principi della comunicazione efficace e alla mia inclinazione per la creatività, e questo mix mi ha permesso di creare strutture e percorsi molto chiari, ma allo stesso tempo flessibili.
In particolare, lo ritrovo nella progettazione dei corsi, sia in aula che online: grazie a questo approccio riesco a trasmettere un metodo che non solo è replicabile, ma può anche essere adattato alla realtà specifica di ogni persona o azienda. È come se avessi “distillato” una formula personale tra rigore e ispirazione. E sì, in un certo senso, anche nella comunicazione c’è una chimica — non solo quella delle parole, ma anche quella umana, fatta di connessioni reali.
Cosa significa per te “comunicare in modo autentico” oggi, in un mondo dove spesso vince chi urla più forte?
Questa è una domanda meravigliosa, perché arriva in un momento storico in cui, sia sui social che nella vita reale, è sempre più raro incontrare persone autentiche. Quello che spesso vediamo non sono individui, ma modelli comunicativi prefabbricati. Gli stereotipi si stanno omologando a livello globale, e molte persone preferiscono adottare uno standard comunicativo piuttosto che lavorare per ritrovare la propria voce.
In ogni mia consulenza, in ogni corso che tengo, mi batto proprio per questo: aiutare le persone a costruire una comunicazione personale, che parta dalla consapevolezza di chi si è, cosa si fa e come lo si fa in modo unico. Comunicare in modo autentico, per me, significa questo: non cercare di somigliare a qualcun altro, ma riconoscere e valorizzare ciò che ci rende davvero irripetibili.
Hai accompagnato centinaia di imprenditori e professionisti nel raccontarsi meglio: qual è la difficoltà più comune che incontri e come aiuti a superarla?
Nel mio percorso mi è capitato di lavorare con professionisti affermati e con persone che invece erano ancora all’inizio, in quella fase delicata in cui bisogna prima di tutto imparare a comunicare con sé stessi, per poi riuscire a farlo con il mondo. Il paradosso è che, spesso, chi ha già raggiunto un certo livello fa più fatica a mettersi in discussione. Al contrario, chi è all’inizio del proprio percorso è più disposto ad ascoltare, ad applicare con costanza ogni metodo che propongo, e spesso ottiene risultati profondi e duraturi.
La difficoltà più grande, soprattutto all’inizio, è far comprendere che la comunicazione non è uno strumento accessorio del business: è lo strumento. Comunicare in modo autentico e strategico significa prima di tutto conoscersi, sapere chi si è e cosa si vuole trasmettere. Solo così si può davvero migliorare, crescere e rendere più forte non solo la propria voce, ma anche il proprio progetto imprenditoriale.
Se dovessi tornare indietro, diresti qualcosa a quel “te stesso” che stava ancora in laboratorio? E cosa diresti invece a chi oggi sta pensando di cambiare vita, ma ha paura di farlo?
Tutto quello che ho fatto, ciò che sono oggi e ciò che sarò domani, è frutto di un percorso. Un cammino fatto di impegno, sacrifici, e tanto lavoro spesso invisibile agli occhi degli altri. Certo, con il senno di poi, avrei potuto iniziare prima. Ma credo che esista un tempo giusto per ogni cosa, e probabilmente allora il mio tempo aveva bisogno di quel passaggio, anche se sembrava più lento o più faticoso.
Al “me” che stava ancora in laboratorio direi di credere di più nelle possibilità, di fidarsi dell’istinto e di non avere paura di cambiare strada. Perché, come dico spesso, indietro si può sempre tornare — ma accade raramente, perché quando cominci davvero a guardare avanti, fuori dagli schemi e dagli stereotipi, scopri un orizzonte nuovo, più bello, più tuo.
A chi oggi sente il bisogno di cambiare ma ha paura, direi questo: le risposte che cerchi non le troverai negli altri. Le troverai in te stesso, quando comincerai a vivere una vita che ti somiglia. E quando troverai quella serenità, quella felicità autentica, allora potrai anche condividerla con chi ami. Ma prima, devi sceglierla. Devi scegliere te.
Intervista a Stefano Vari: Dalla chimica alla comunicazione
Redazione The Digital Moon
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