Intervista Erika Mazzella: Storie di Luce & Ombra a Scampia
Intervista Erika Mazzella: Storie di Luce & Ombra a Scampia
Erika, come hai scoperto la tua passione per la musica e quali esperienze personali ti hanno influenzato nel tuo percorso artistico?
La musica è sempre stata una voce dentro di me, anche quando fuori regnava il silenzio o il caos. Ho iniziato a scrivere due anni fa, un po’ per sfogarmi, da quando mi sono trasferita a Milano per motivi personali e anche per qualche problema familiare. Un po’ per capirmi.
Ho iniziato a scrivere mentre ero a lavoro: conobbi Dubrazil, un’artista come me. Grazie a lei e ad altre ragazze che mi ha fatto conoscere, ho iniziato a scrivere — cosa che non avevo mai fatto prima. Anche se i rapporti oggi non sono più gli stessi, io non smetterò mai di ringraziarla.
Crescere tra due realtà così diverse come Ischia e Scampia mi ha fatto vivere emozioni forti, spesso contrastanti. Da un lato il mare, la calma; dall’altro il rumore della lotta quotidiana. E in mezzo, io, che cercavo un suono che mi somigliasse. Le mie ferite sono diventate parole, e quelle parole musica.
In che modo le tue radici a Ischia e a Scampia si riflettono nella tua musica e nei testi che scrivi?
Ischia mi ricorda la mia infanzia e le mie origini. Scampia, invece, mi ha dato la grinta, la verità, l’umiltà. Mi ha dato la consapevolezza che la vita non ti regala niente e che ogni passo va conquistato.
Nei miei testi c’è sempre questa doppia anima: la voglia di evadere e quella di resistere. Le radici sono importanti, anche quando fanno male. E io le porto tutte nelle mie canzoni, senza filtri.
Puoi raccontarci dell’esperienza a Casa Sanremo? Come ha influenzato la tua carriera e la tua visione artistica?
Casa Sanremo è stata una di quelle esperienze che ti restano dentro. Ho capito che la mia voce poteva arrivare oltre il mio quartiere, oltre l’isola.
Ho incontrato altri artisti, ascoltato storie simili e diverse, e mi sono sentita parte di qualcosa di più grande. Quell’ambiente mi ha spinta a credere di più in me stessa. Non era solo una vetrina: era un passaggio di crescita, una conferma che stavo sulla strada giusta.
Quali messaggi o emozioni speri di trasmettere attraverso le tue canzoni, specialmente a chi si sente marginalizzato?
Vorrei che chi mi ascolta si sentisse meno solo. Le mie canzoni parlano di fragilità, ma anche di forza nascosta. Parlo a chi lotta ogni giorno, a chi ha perso qualcosa o qualcuno, a chi si sente invisibile.
Io voglio essere la voce di chi spesso non ne ha. Se riesco a dare coraggio anche solo a una persona, allora ha senso tutto. La musica è libertà, e io voglio che la mia musica liberi.
Hai qualche progetto futuro o sogno nel cassetto che ti piacerebbe realizzare nella tua carriera musicale?
Ho tanti sogni, ma uno su tutti è portare un giorno la mia voce su un palco importante come quello di Sanremo — ma con la mia verità, senza maschere.
Sto lavorando a un EP molto personale, dove racconto la mia storia, le mie battaglie, le mie rinascite. Vorrei anche creare uno spazio musicale per i ragazzi di periferia, un laboratorio dove possano raccontarsi, come ho fatto io. Perché la musica può salvarti, se le dai la possibilità.
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Redazione The Digital Moon
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