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La mentalità giusta cambia il comportamento

La mentalità giusta cambia il comportamento

Premessa

Da sempre, l’evoluzione, intesa come qualsiasi tipo di innovazione, cambiamento e miglioramento, incontra difficoltà da parte della comunità stessa. Questo accade perché il singolo individuo, o un piccolo gruppo, nel cercare di portare un cambiamento spesso non trova sostegno e incontra resistenza.

In qualsiasi contesto – sia in Italia che all’estero, ma soprattutto in Italia – l’ambito dell’esercizio fisico incontra numerosi ostacoli. Il motivo principale è che molte persone hanno una paura profonda di farsi male. Questa paura è spesso trasmessa dagli anziani, che non avendo mai avuto la volontà o l’abitudine di sottoporsi ad allenamenti fin da giovani – allenamenti che avrebbero potuto migliorare il loro stato fisico – si ritrovano col passare degli anni con un corpo sempre più indebolito, sia a livello endocrino, che muscolare e legamentoso.

Tutto ciò ha causato un peggioramento fisico più rapido e marcato del necessario. Questo stato di debolezza ha rafforzato la convinzione, soprattutto tra gli anziani, che il sollevamento pesi faccia male. In effetti, in quelle condizioni fisiche, non hanno né la forza né l’energia per affrontare esercizi impegnativi, né tantomeno la motivazione, anche a causa di infiammazioni croniche che limitano i movimenti.

Di conseguenza, trasmettono inconsapevolmente queste paure anche ai familiari più giovani, con frasi come: “No, è troppo pesante, potresti farti male”. Frasi che, in realtà, sono rivolte prima a sé stessi, e solo in secondo luogo agli altri. Lo stesso comportamento lo hanno spesso le madri o le sorelle, che per timore di farsi male o di vedere i propri cari farsi male, scoraggiano la pratica di attività fisiche intense, senza rendersi conto che una crescita fisica impostata correttamente può solo migliorare la salute e prevenire dolori e infiammazioni futuri.


Le attività accettate

Osservando bene, ci si accorge che le attività ginniche più accettate dalla società – specialmente dopo i 12-13 anni – sono la corsa, l’atletica leggera, il nuoto, il ciclismo, i pattini, ecc. Sono attività considerate “sicure” perché richiedono pochi o nessun attrezzo, e sono culturalmente riconosciute e accettate.

Un esempio è il calcio, tradizionalmente accettato e incentivato, soprattutto nel sud Italia. Il problema non è il rischio reale di farsi male – perché in tutte le attività sportive ci si può far male – ma il pregiudizio sociale che grava su certe discipline. Non si parla, quindi, di pericolosità oggettiva, ma di accettazione culturale.

Il calcio, ad esempio, è incentivato anche da genitori e nonni, con frasi del tipo: “Col calcio bisogna iniziare subito, i pesi fanno male”. Questo dimostra che non si tratta solo di una paura di infortunarsi, ma di una paura appresa e trasmessa di generazione in generazione, che si mescola anche ai gusti personali e alle preferenze.

Quindi, il vero problema non è soltanto il giudizio altrui verso chi pratica certe attività, ma il fatto che non vengono nemmeno proposte a tutte le fasce d’età. Attività più intense e complete potrebbero migliorare significativamente la salute sia degli adulti che dei giovanissimi, e soprattutto svolgere una funzione preventiva.


Le attività non accettate

Tra le attività meno accettate dalla società troviamo:

  • Sport da combattimento
  • Attività di forza come sollevamento pesi, CrossFit, weightlifting, powerlifting
  • Free climbing
  • Football americano, rugby, ecc.

Come già detto, queste discipline vengono spesso viste da lontano, tramite video, film o eventi sportivi. Questo genera un duplice effetto: da un lato affascinano, ma dall’altro attivano un meccanismo di difesa, che porta le persone a razionalizzare i rischi e a rifiutare categoricamente la possibilità di praticarle, per sé o per i propri figli.

L’obiettivo di questo articolo è entrare nei panni delle persone comuni, che hanno sempre visto lo sport come qualcosa di rischioso o addirittura pericoloso. In realtà, lo sport – anche quello intenso – non è solo uno strumento di prevenzione e miglioramento fisico, ma anche un potente motivatore emotivo e relazionale.

Infatti, la pratica sportiva migliora:

  • Il funzionamento del sistema endocrino (es. secrezione di testosterone, TSH, ecc.)
  • La funzionalità renale, respiratoria, cardiovascolare
  • La sfera emotiva, grazie alla soddisfazione personale e all’elaborazione di emozioni anche negative
  • La relazione con gli altri, perché molte attività si praticano in gruppo e creano legami

Conclusione

Pubblico questo articolo per far comprendere che è vero che ci si può fare male, ma come si suol dire: “Chi non risica, non rosica”. Anche nelle famiglie considerate “meno coraggiose” può nascere un figlio con una vocazione particolare verso attività fisiche intense.

Incoraggiare i giovani a sperimentare, invece di bloccarli con le paure trasmesse, potrebbe fare la differenza nella loro vita. Altrimenti rischiamo di farli sentire per sempre “pesci fuor d’acqua”, non accettati dal loro gruppo di amici, o addirittura nel loro ambiente lavorativo.

Non tutti riescono a fare il lavoro dei propri sogni, ma trovare un’attività, un hobby o una passione che soddisfi il proprio animo, può rappresentare una svolta, o magari persino diventare, un giorno, una professione.

La mentalità giusta cambia il comportamento

Daniele

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